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L’Italia anticipa gli obiettivi Ue sul riciclo e tampona gli effetti del Covid

Conai conferma le ottime performance delle singole filiere del recupero, ad eccezione della plastica. Balzo in avanti delle regioni del Mezzogiorno

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I dati del Green economy report 2019 pubblicato in dicembre da Conai, in partnership con la Fondazione Sviluppo Sostenibile parlano di un’Italia virtuosa che raggiunge nel 2019, con undici anni di anticipo, un tasso di riciclo del 70%: l’obiettivo di riciclo dei rifiuti di imballaggio fissato al 2030 dal pacchetto di direttive europee sull’economia circolare. Nel 2012, aveva già superato quello stabilito nel 2025 (65%).

Superati anche gli obiettivi previsti dalle singole filiere, ad eccezione della plastica, che mostra comunque performance in miglioramento grazie all’evoluzione delle tecnologie di valorizzazione per una filiera relativamente giovane rispetto alle altre. Nel 2019, quattro imballaggi su cinque sono stati conferiti al sistema Conai e non sono finiti in discarica. 11 milioni di tonnellate i rifiuti di imballaggio recuperati nel 2019 (+3,1%). Di questi, l’87% avviato a riciclo e il 13% destinato a recupero energetico. 4,5 milioni di tonnellate di materie prime risparmiate, pari al peso di 440 torri Eiffel, grazie ai soli imballaggi avviati al riciclo nel 2019. Un risparmio di energia primaria di 23 terawattora, pari al consumo medio energetico di circa sei milioni di famiglie italiane. Del totale raccolto, il 53% proviene dalla raccolta urbana, il restante 47% dal settore industriale. Complessivamente i benefici diretti del riciclo in Italia, nel 2019, hanno superato il miliardo di euro in valore economico. 

In 22 anni, rileva il report, il sistema ha distratto dalle discariche e avviato al riciclo quasi 32 milioni di tonnellate di imballaggi, evitando il riempimento di circa 160 nuove discariche di medie dimensioni. Le performance nazionali del settore del riciclo degli imballaggi sono dunque tra le migliori a livello europeo, confermando i buoni risultati che il sistema Conai permette di raggiungere mantenendo il contributo ambientale medio più basso tra i sistemi oggetto di studio.

Nel 2019 è proseguita anche la crescita del numero di comuni italiani coinvolti nella rete di gestione, grazie all’Accordo Quadro Anci-Conai: 92% i comuni coinvolti (+14,3% rispetto al 2018), per un totale di 58 milioni di abitanti. Proviene dal Nord Italia il 53% del totale rifiuti di imballaggio (+12%), dal Centro il 19% (+16%) e dal Sud il 28% (+16%). Le regioni del Mezzogiorno sono però quelle che negli ultimi cinque anni hanno registrato il maggior conferimento di rifiuti di imballaggio pro-capite, un risultato che le avvicina alle performance delle regioni settentrionali.

Negli anni sono comunque cresciuti sia i quantitativi avviati a riciclo dalla gestione consortile, sia quelli avviati dalla gestione indipendente (soggetti privati con fini di lucro che non aderiscono alle convenzioni dell’Accordo Quadro Anci-Conai), che quelli dei tre consorzi autonomi riconosciuti che operano nella filiera dei rifiuti di imballaggio in plastica: Pari e Conip (rifiuti di imballaggio commerciali e industriali); Coripet (bottigliette in pet presenti nei rifiuti urbani). Il sistema Conai gestisce il riciclo di un imballaggio su due; oltre il 50% della quota nazionale di vetro, plastica e acciaio; viceversa, più della metà del riciclo di legno, alluminio e carta passa dalla gestione indipendente.

Ma il Report offre anche un’anteprima sui dati della raccolta registrati nel primo semestre del 2020, illustrando un quadro che rispecchia inevitabilmente i crolli di produzione e consumo generati da pandemia e lockdown.

La crescita della domanda di prodotti imballati alimentari, della detergenza e farmaceutica hanno solo in parte compensato il crollo degli altri comparti. La raccolta complessiva di imballaggi ha registrato dunque una riduzione media del 9,5% nel primo semestre 2020 rispetto al 2019. Il calo ha toccato tutte le filiere. Forte contrazione per la raccolta non domestica, mentre quella domestica cresce, ma con significative differenze tra territori e materiali: in calo alluminio e legno, in crescita gli altri, carta in primis.

Nei mesi del lockdown il consorzio ha intensificato il proprio impegno per affrontare la saturazione delle filiere di valorizzazione dei rifiuti di imballaggio, messe a dura prova dalle chiusure e dai rallentamenti degli scambi commerciali e dei settori produttivi di sbocco delle materie prime seconde. L’eccesso di offerta delle materie prime seconde ha di conseguenza determinato un deciso ribasso delle loro quotazioni.

“Come ricordo spesso, l’Italia in Europa è seconda solo alla Germania per riciclo pro-capite dei rifiuti di imballaggio”, ha dichiarato il presidente Conai Luca Ruini. “Abbiamo praticamente già raggiunto gli obiettivi europei di riciclo richiesti entro il 2025, e il nostro sistema Paese continua a fare scuola in Europa. Ora dobbiamo continuare a lavorare per incentivare l’eco-design e per sviluppare e potenziare le tecnologie per il riciclo, auspicando al più presto incentivi fiscali per chi usa materia prima seconda: la sua domanda sta purtroppo calando, e non possiamo permetterci di lasciare inutilizzati gli enormi quantitativi di materiale che il Paese ricicla”.

La missione del sistema consortile, ricorda infatti il report, è quella di promuovere al meglio la transizione da un modello di gestione dei rifiuti fondato sulla discarica ad uno basato sul recupero, puntando alla realizzazione di una società del riciclo, secondo il modello di economia circolare.

Scarica il rapporto Conai

 

di Monica Sozzi

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