Mauritius: ambientalisti, timori per danni perenni all'ecosistema

Greenpeace e Wwf, corsa a tutelare specie rare e protette

Redazione ANSA ROMA

"Sale la preoccupazione per le conseguenze all'intero ecosistema e per i danni che potrebbero durare per decenni o essere perenni, nell'area ben conservata a Sud Est" di Mauritius dopo l'incidente alla nave giapponese che si è incagliata il 25 luglio scorso nella barriera corallina perdendo carburante e poi si è anche spezzata in due. Incidente, spiega Alessandro Giannì, responsabile delle campagne di Greenpeace Italia, che sta mettendo a rischio "un ambiente fragile e unico", dove sono "minacciate barriera corallina che può sbiancarsi e la riproduzione di tartarughe, oltre che paludi costiere protette dalla convenzione di Ramsar con mangrovie dove vivono alcune specie di rettili e uccelli tipici e che sono a rischio. Le onde provocano aerosol che trasporta le sostanze inquinanti a terra".

Sulla rotta dell'incidente, afferma Isabella Pratesi, direttore del programma di conservazione Wwf , "solo nel mese scorso sono passate oltre 2mila navi con carburante che è tossico. Dell'incidente della petroliera Exxon Valdez del 1989 vediamo ancora danni in organismi marini", ricorda, rilevando che "ci sono poca attenzione e scarso controllo" verso la protezione di "questi ambienti marini così importanti per il pianeta". Negli "ultimi decenni - aggiunge Pratesi - abbiamo perso il 50% delle barriere coralline a livello mondiale a causa del riscaldamento degli oceani". 

Sono ancora incerte le cause del disastro che ha riguardato "non una petroliera nè una carretta del mare ma una nave di 300 metri diretta in Brasile per caricare minerale ferroso" spiega Giannì ipotizzando che "la rotta potrebbe essere stata troppo vicina agli scogli per accorciare il tempo di viaggio", una prassi "rischiosa per una zona così fragile". Fra le ipotesi ci sarebbero anche "una cartografia non fedele alla presenza di reef, o un danno meccanico o l'errore umano" prosegue Giannì facendo riferimento alla voce di una "festa di compleanno che sarebbe stata in corso in quel momento senza la presenza del comandante sulla plancia".

Delle 4mila tonnellate di carburante a bordo, "3.800 sarebbero state di tipo 'pesante' (heavy fuel-bunker) che si usa in navigazione e il resto diesel, per le manovre, che contiene più sostanze dannose e cancerogene". Il problema, rileva Giannì, è che "sul posto non ci sono atterezzature idonee per contenere la dispersione tanto che la popolazione locale è intervenuta in ciabatte con mezzi rudimentali, come barriere di fibra ecologica e capelli". Poi sono intervenuti aiuti più idonei da Francia e Giappone ma un altro problema è "evitare l'uso di disperdenti che fanno sciogliere i carburanti ma non li eliminano". Giannì ricorda anche che "in 400 anni si è persa parte della barriera per colpa dell'attività agricola, di fanghi, pesticidi e sedimenti" ma la costa a Sud Est era "tutelata, con grandi sforizi di conservazione". A fronte di "informazioni scarse", conclude Giannì, si è intanto provveduto a proteggere alcuni esemplari di 3-4 specie di uccelli molto rari spostandoli in altre zone protette". 

Isabella Pratesi spiega che "la marea nera minaccia non solo lo spettacolare area Ramsar di Blue Bay, con le sue mangrovie e i suoi coralli (si trova qui il più grande corallo cervello dell’Oceano indiano, che misura 7 metri) ma anche i preziosi ecosistemi dell’Ile aux Aigrettes (l’isola delle garzette) casa di uccelli endemici e a rischio estinzione, fra cui la bellissima colomba rosa, il piccolo 'occhialino olivaceo di Mauritius' che vive solo su quest’isoletta, l’uccello tessitore di Mauritius dalla caratteristica testa rossa". Nelle acque di Mauritius, spiega ancora Pratesi, "vivono 17 diversi mammiferi marini e nidifica la tartaruga verde, specie minacciata e in declino".

Pratesi avverte sul rischio di "un prossimo incidente che potrebbe verificarsi nel nostro Mediterraneo dove 1/4 del traffico che passa è petrolifero. Dobbiamo dire basta agli idrocarburi e stabilire corridoi di transito e norme per una maggiore sicurezza". "Ci sono poca attenzione e scarso controllo" verso la protezione di "questi ambienti marini così importanti per il pianeta" sottolinea nel ricordare che a Mauritius "ciò che colpisce è soprattutto il luogo dove è avvenuto l'incidente, la Blue bay che è un santuario di biodiversità, una zona di estuari e lagune fortemente minacciata e che andrebbe protetta". 

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