Adolescenti, quali sono i lavori dei sogni?

Ricerca su 700 studenti dell'Italia del Sud, calciatore o medico è (quasi) sempre per passione

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Chiudi Un gruppo di ragazzi foto iStock. (ANSA) Un gruppo di ragazzi foto iStock.

Perfettamente sintonizzati con il proprio tempo, con i grandi cambiamenti che attraversano il nostro pianeta e con le ricadute che tali trasformazioni avranno sul mondo del lavoro. Consapevoli dell’importanza crescente che avranno i saperi specialistici, vedono nella laurea un presupposto fondamentale per inoltrarsi con successo nel mercato del lavoro. Hanno grande considerazione del mondo scientifico (più le donne che gli uomini) e dei settori iper-specialistici come la medicina e l’ingegneria. Sono mossi dalla vocazione, dalla passione e influenzati sempre meno dalle famiglie. Questa è la fotografia dei giovani meridionali che emerge da una ricerca condotta dal Centro studi Formazione e Lavoro di FMTS Group, che si occupa di formazione e ricerca di personale in Italia, su 700 studenti delle scuole medie di Basilicata, Calabria, Campania e Puglia.

La ricerca dal titolo “Il Lavoro dei sogni” si interroga sullo stato di consapevolezza delle trasformazioni lavorative in un’età molto significativa dello sviluppo della personalità e sulla rappresentazione dei desideri degli adolescenti. Quali sono i lavori dei sogni? Quanti e quali sono dunque i mestieri e le professioni scelte dai ragazzi come orizzonte dei propri desideri lavorativi? Tra quelli menzionati come prima scelta si trovano: lo sportivo (13%), il medico (11,5%), l’insegnante e l’istruttore di sport - danza inclusa - (11%), professioni SAM - quelle legate al mondo dello spettacolo, dell’arte e della musica (9,8%) e EBM, legate ai mondi dell’estetica, del benessere e della moda (7%), l’ingegnere (6,5%) e professioni legate al mondo Horeca (4,4%), ovvero dell’ospitalità.

Se invece si considerano tutte e tre le scelte, a prevalere, molto al di là delle aspettative, è il mondo delle libere professioni (notai, avvocati, commercialisti, architetti, farmacisti, ingegneri, medici, psicologi, veterinari) che raggiunge un 30,5%. Il mondo delle professioni supera anche la somma di Sport, SAM e EBM (al 29,8%), mostrando quanto rilevante sia questa componente. Si tratta di un insieme di lavori accomunati dalla ricerca di autonomia e libertà d’azione. Il dato sembra avvalorato dalla generale tendenza che premia seppure lievemente il lavoro nel settore privato 54% rispetto al 46% nel settore pubblico.

 

Ecco i loro racconti

I lavori collegati al tempo libero mantengono comunque percentuali alte e un posto privilegiato nel cuore dei ragazzi: “Il lavoro dei miei sogni è fare il calciatore. Il punto di forza è che mi appassiona e vorrei farlo sia nel Lecce che nella Juve: nel Lecce per giocare con la squadra che ho sempre amato e nella Juve perché ci sono calciatori fortissimi” dice Marco, 12 anni, di Reggio Calabria. Idea diversa è quella di Roberto, 14 anni, di Bari: “Il mio lavoro dei sogni è il professore di matematica. Per me la matematica si può trovare in ogni cosa infatti mi piace immaginare un mondo matematico dove i numeri compaiono anche nel taglio di una pizza o nel fare la spesa al supermercato”. L’ottimo piazzamento dei medici deriva invece dalla popolarità tra gli adolescenti delle varie serie televisive ambientate in ospedale (tra le quali risulta particolarmente diffusa Grey’s Anatomy). Bisogna invece arrivare in quarta posizione (9,8%) per incontrare ragazzi che aspirano a voler fare gli artisti (musicisti, attori, pittori, disegnatori) e in quinta posizione (7%) per trovare coloro che, in prevalenza donne, vogliono lavorare come truccatrici, estetiste, stiliste e specialiste nel settore della moda.

Quasi sempre per passione

Molto significative sono le motivazioni addotte a favore dei mestieri indicati come prima scelta. Quella più ricorrente risulta essere la passione intesa anche come vocazione che il ragazzo avverte fin da piccolo e vale il 63% dei casi. Giulio, 10 anni, di Salerno: “Il lavoro dei miei sogni è diventare una musicista di violino e pianoforte. Penso che l’emozione che si prova suonando uno strumento sia fantastica ed è sempre stata la mia grande passione”. Segue la bontà d’animo che raggiunge il 15%, intendendo con questa categoria un mix di motivazioni quali altruismo, senso di giustizia, rispetto dell’ambiente, ma anche un mix di professioni e figure adulte come l’ingegnere nucleare: Lucia, 13 anni di Matera scrive che “L’ingegnere nucleare è una professione che mi piace molto, vorrei produrre energia per tutti, per tutte le famiglie, un’energia accessibile a tutti”. In terza posizione è proprio la famiglia a farla da padrone, intesa come generica influenza sulla scelta del ragazzo (7,5%). Seguono motivazioni riconducibili alla voglia di esprimersi (7,3%), essere creativi, sentirsi liberi, relazionarsi con gli altri, viaggiare e scoprire il mondo, apprendendo le lingue, senza mai smettere di divertirsi. Giulia, di Foggia: “La recitazione mi permette di esprimere i miei sentimenti, di interpretare vari personaggi, mentre invece quando pattino mi sento libera, mi sento come se i pattini mi permettessero di volare nel cielo”, mentre la sua compagna di banco Luisa dice che “Da grande vorrei fare la giornalista. Per fare questo lavoro però bisogna saper parlare bene l’inglese e per questo sto seguendo un corso per imparare questa lingua”. Molti lavori scelti dai ragazzi non rientrano in una mera logica razionale, presentando al contrario interessanti elementi di fantasia e componenti oniriche.

Tra i non mestieri rientranti in questa categoria, degni di menzione si riscontrano: la regina d’Inghilterra e una non meglio definita mamma adottiva - Francesca, 11 anni, di Gioia Tauro scrive “Vorrei fare la mamma adottiva per dare a dei bambini una mamma”. Mentre in un caso la scelta è caduta sulla missione sacerdotale. Stefano, 10 anni Napoletano “Il lavoro dei miei sogni non è proprio un lavoro, è una passione. Da quando ero piccolo ho la passione di diventare sacerdote: a quattro anni ho iniziato a fare il chierichetto e non smetterò̀ mai di farlo.”

Per ragazzi e ragazze, i lavori non hanno più genere

In ambito scientifico le donne superano gli uomini nel settore medico battendoli 13% a 9%. La forbice di genere si allarga ulteriormente se consideriamo tutte le professioni rientranti in ambito sanitario (medici, farmacisti, personale paramedico, psicologi, veterinari) che vedono le donne al 23,2% contro l’11,7% degli uomini. Esistono poi mestieri tradizionalmente scelti dalle ragazze che sono invece preferiti dai ragazzi. Giovanni di Taranto, ad esempio, dice che: “Da grande voglio fare lo stilista perché adoro da sempre i vestiti, infatti sto sempre attento a come mi vesto. Non voglio creare abiti classici ed eleganti ma più sportivi e alla moda. Mi piacerebbe aprire il mio negozio a Los Angeles”. Sostanziale equilibrio tra uomini e donne nei settori “marketing e comunicazione” e “Horeca” ma, sebbene su valori più contenuti, anche in altre professioni e mestieri, come architetto, commercialista, ordine pubblico, professioni legali. Considerando l’aggregato delle professioni liberali e tecniche, le donne (28,6%), sebbene di poco, superano gli uomini (26,6%). Gli uomini prevalgono invece nello sport.

Dove lavorare: vicino o lontano da casa? La ricerca ha anche valutato l’influenza della centralità urbana (e del rapporto tra centro e periferia), all’interno delle rappresentazioni ottenute. Si tratta di un elemento estremamente significativo in quanto consente di valutare se esista fin da questa età̀un’associazione tra il lavoro dei sogni e l’idea di andare via o di restare nel proprio territorio. All’interno di questa frazione la quasi totalità̀ dei temi analizzati tracciano una prospettiva di lavoro lontano da casa e precisamente: il 68,5% vede il lavoro fuori dai confini nazionali, il 27% in un’altra città italiana, mentre soltanto il 4,5% sceglie di associare in modo diretto il luogo di vita attuale con quello di lavoro. Matteo, 12 anni, di Taranto dice: “Vorrei studiare in Inghilterra, negli USA o in Francia. Vorrei conoscere luoghi, persone, culture completamente estranei ed è questo quello che vorrò fare per il resto della mia vita”. Sofia ,13 anni, di Lecce, dice: “Da grande vorrei fare la dottoressa, sono indecisa su dove vorrei laurearmi e vivere, sempre in Italia, tra Lecce e Pisa. A Lecce perché́ c’è la mia famiglia, mente a Pisa perché́mi piace l’ospedale ed anche la città non è male. Sebbene associato a sentimenti positivi e di scoperta di mondi nuovi, il lavoro è raramente associato al luogo di residenza e fin da questa età si percepiscono sia la fase di studio sia quella lavorativa come un’opportunità per lasciare la città natale o quella in cui si vive. Il dato acquisisce maggiore rilevanza in provincia rispetto alle grandi città.

Differenze geografiche La ricerca restituisce anche una geografia delle aspirazioni professionali diversificata all’interno delle quattro regioni analizzate. Analizzando comparativamente le quattro regioni e soffermandosi sui valori che differenziano i vari territori, quindi al netto della passione come motivazione che prevale in tutte le regioni, emerge che in Campania si sogna di diventare imprenditori e scienziati, in Lucania prevale il sogno di diventare medico o vivere grazie alle attività sportive, in Puglia i sogni si popolano di architetti e di esperti di marketing, mentre in Calabria prevale l’aspirazione di diventare insegnanti, ingegneri e programmatori. In tutte le regioni il primo mestiere ricade nell’ampio mondo della libera professione. Non a caso i lavori che ricadono nel settore privato superano, sebbene di poco, quelli che rientrano nel settore pubblico.

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Vacanze al mare, in spiaggia da ecologisti in 10 mosse

Piatti usa e getta sotto l'ombrellone? Mai più. Tanti gli stabilimenti 'plastic free'

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Chiudi In spiaggia senza lasciare rifiuti foto iStock. (ANSA) In spiaggia senza lasciare rifiuti foto iStock.

Sostenibilità ambientale è la parola dell'anno. Dai #fridaysforfuture di Greta Thunberg alle tante campagne in atto per il clima: c'è una diffusa sensibilità prima non così forte. Investe anche le vacanze ovviamente: i piatti usa e getta delle merende sotto l'ombrellone sono ormai oggetti horror e tanti sono gli stabilimenti in tutto il litorale italiano che si professano plastic free. Siamo all'inizio ma è in atto una transizione verso una sempre maggiore consapevolezza di quello che possiamo fare personalmente per la sostenibilità ambientale, con best practices efficaci nella vita di tutti i giorni, anche in vacanza. Ecco dunque 10 semplici regole per gli 'Eco Spiaggiati' attivisti di spiagge sostenibili.

1. #PlasticFree
Il #PlasticFree sarà uno dei temi guida del prossimo G20s delle Spiagge Italiane, il summit delle principali località balneari che insieme accolgono più di 70 milioni di turisti (Castiglione della Pescaia dal 18 al 20 settembre). La lotta alla plastica è essenziale per vincere la battaglia della sostenibilità, con tante amministrazioni comunali che si stanno muovendo in questa direzione. Anche i turisti però possono fare la loro parte evitando i prodotti monouso e scegliendo una vacanza senza plastica.

2. #ZeroRifiuti
Mai lasciare rifiuti nelle spiagge, senza dimenticare che anche i mozziconi di sigaretta hanno un forte impatto ambientale. Se ci si trova in una spiaggia libera raccogliete con attenzione i vostri rifiuti prima di andarsene, si possono poi gettare nella raccolta differenziata una volta lasciata la spiaggia.

3. #RaccoltaDifferenziata
La stragrande maggioranza degli stabilimenti balneari italiani è attrezzata per la raccolta differenziata, strumento indispensabile per ridurre gli sprechi e per riciclare i rifiuti. Tutti i comuni che fanno parte del G20s offrono ai turisti la possibilità di differenziare i propri rifiuti nel pieno rispetto dell’ambiente.

4. #MobilitàSostenibile
Meno si usa la macchina e meglio è, soprattutto in vacanza. È importante dunque scegliere spiagge facilmente raggiungibili a piedi, in bicicletta o con strumenti di micromobilità elettrica, come già avviene in tante spiagge del G20s come ad esempio a Cattolica.

5. #Rispetto
Non va mai dimenticato che oltre a noi nelle spiagge ci sono anche tanti animaletti che vivono lungo i litorali. Evitiamo quindi di catturare granchi, paguri e gli altri organismi marini che vivono sulle rocce e sulla sabbia, come ad esempio le stelle marine. Anche le conchiglie hanno la loro funzione all’interno dell’ecosistema e quindi è meglio evitare di portare a casa souvenir presi direttamente dalla spiaggia.

6. #CremeNaturali
È bene proteggere la propria pelle dai raggi solari, ma se vogliamo rispettare anche l’ambiente dobbiamo scegliere un prodotto non inquinante. Meglio dunque le creme solari biologiche senza filtri solari chimici che, purtroppo, sono tossici per gli organismi marini.

7. #NoBagnoschiuma
Quando si utilizzano le docce in spiaggia bisogna evitare di utilizzare shampoo e bagnoschiuma. In moltissimi stabilimenti balneari del resto è vietato utilizzare questi prodotti che, se rilasciati direttamente nell’ambiente, risultano molto inquinanti. Per eliminare il fastidioso sale sulla pelle post-bagno basterà un semplice risciacquo.

#8.SaveWater
L’acqua potabile è un bene prezioso e come tale non va sprecato. La maggior parte degli stabilimenti balneari offre ai suoi clienti la possibilità di fare una doccia dopo il bagno in mare, ma è bene ricordarsi di non sprecare acqua. Per questo motivo sono sempre consigliate le docce e i rubinetti a tempo che riducono notevolmente il consumo d’acqua.

#EnergiaPulita
Questo è una regola per i gestori degli stabilimenti: utilizzate quanto potete energia da fonti rinnovabili, come ad esempio i pannelli solari. Oltre a ridurre l’impatto ambientale ridurrete di molto anche i costi delle vostre bollette.

10. #NienteFuochi
In tutti i bagni organizzati è proibito accedere fuochi, ma è bene ricordarsi di non farlo mai, anche quando ci si trova in spiagge libere. Gli incendi arrecano danni enormi al nostro ecosistema e bisogno ridurre al minimo le possibilità che si verifichino incidenti di questo tipo.

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Istruzioni per una vita senza plastica

Rivoluzione culturale è urgente

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Chiudi Scelte sostenibili per uso plastica (ANSA) Scelte sostenibili per uso plastica

Quasi sei miliardi e mezzo di tonnellate di rifiuti di plastica sono sparse nel mondo, nei continenti e negli oceani e persino negli stomachi di animali e pesci e, di conseguenza, anche in quelli degli uomini. Da simbolo della modernità, la plastica si è ormai trasformata in uno dei fattori più inquinanti e pericolosi per l'ecosistema del pianeta. Per questo è giunto il momento di dire "Plastica addio" (Altraeconomia) come chiede il libro di Nicoli e Spadaro, una delle prime guide complete sull'argomento. Il volume non offre solo cifre e analisi sui danni irreversibili all'ambiente provocati dalla diffusione della plastica ma anche regole collettive e individuali per avviare una rivoluzione culturale per porre fine all'uso dissennato e autodistruttivo di questo materiale. Nonostante ormai ci sia una coscienza diffusa sui disastri causati dalla plastica, l'umanità continua infatti a produrne oltre 350 milioni di tonnellate all'anno, un valore in costante crescita. La plastica costituisce il terzo materiale umano più diffuso sulla Terra dopo l'acciaio e il cemento. I sacchetti di plastica sono il prodotto di consumo più usato al mondo. Il riciclo, per quanto indispensabile, non può essere considerato una soluzione: da quando esistono i materiali plastici meno del 10% è stato riciclato, il resto è sparso ad avvelenare il pianeta. La produzione di bio-plastiche è invece una strada importante, ad avviso di Nicoli e Spadaro, ma allo stato dell'arte costituisce ancora una soluzione solo parziale per correre ai ripari.
    Che fare allora? Le autrici del libro sono convinte che, per invertire la tendenza, ci sia un solo metodo, il più radicale: smettere di usare la plastica - in primis quella usa-e-getta - e soprattutto produrre meno plastica o non produrne affatto, in favore di altri materiali più sostenibili. Nicoli e Spadaro chiamano in causa non solo governi e organismi internazionali ma anche il comune lettore-cittadino, esortato a modificare il suo stile di vita, con tanti, piccoli accorgimenti.

Consigli utili per preparare una lista della spesa plastic free (a partire dai sacchetti), curare la casa e l'igiene personale, scegliere gli abiti, gestire l'ufficio senza rifiuti plastici. Se siete poi in viaggio portatevi dietro un bicchiere in silicone, magari retrattile come quelli (allora di plastica) in voga negli anni settanta. Lo potrete usare ogni volta che tenteranno di rifilarvi una bevanda in un contenitore di plastica. Anche una borraccia in alluminio può essere utile. Se questi oggetti vi sembrano all'antica, è diventato invece alla moda raccogliere l'immondizia, il cosidetto plogging, mentre si cammina e si corre. Non dimenticate di farlo diventare un'abitudine e, se avete un profilo Instagram, taggate le vostre foto su #2minutebeachclean #trashchallenge #trashtagchallenge #trahstag.   Piccoli gesti per una cultura e un cervello senza plastica.
   

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George Clooney pazzo per il pecorino sardo, nuovo business

Daily Star svela, ne ha già spedito 32 kg a Los Angeles

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George Clooney pazzo per il pecorino sardo. Tanto che, dopo averlo assaggiato, ne avrebbe già spedito 32 chili a Los Angeles in modo da poterlo offrire ad amici e futuri clienti. E' quanto rivela il tabloid Daily Star, secondo il quale il due volte vincitore dell'Oscar, sarebbe pronto a buttarsi nel business del formaggio. O meglio vorrebbe importare il pecorino sardo negli Usa come ha fatto per la tequila di alta gamma Casamigos, società co-fondata nel 2013 dallo stesso attore 58enne.
    Il quotidiano ha intervistato un amico di George e di sua moglie Amal svelando che la star hollywoodiana, che ha assaggiato il pecorino da un contadino di nome Peppino, termina regolarmente le sua cene con "enormi pezzi" di formaggio made in Sardinia.
   

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Moda e lusso, 5 pezzi cult su cui investire

Borse e scarpe per investimenti di moda

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Chiudi Fendi Baguette Bag (ANSA) Fendi Baguette Bag

Super trendy e ottimi investimenti: ecco cinque pezzi must-have su cui puntare e perchè. E' una sorta di Fashion Investment Guide 2019 quella che emerge incrociando le informazioni tra il portale moda Stylight e Rebelle, piattaforma per l’acquisto e la vendita di prodotti luxury second hand.

#1) Gucci Marmont Bag

tra le borse più popolari del momento c’è la ormai famosa Gucci Marmont in velluto rosa. Il prezzo originale di questo modello è di € 1.490, e può essere rivenduto a € 1.100. Invece per il classico modello in pelle nera, il valore attuale è di € 1.690 e può essere rivenduto a € 1.200. Sebbene il valore di rivendita del modello in velluto rosa sia più alto, il modello in pelle nera, è più indicato in termini di fashion investment, perché con queste caratteristiche la borsa viene rivenduta più facilmente e più velocemente.

5 REASONS WHY la Gucci Marmont è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Gucci : 5 ° brand con alto valore di rivendita
Nero : 1 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico con logo statement


#2 DIOR SADDLE BAG

La Dior Saddle bag è diventata un must-have fin dal momento in cui è stata presentata da John Galliano nel 1999 durante la sfilata S/S 2000, ed è tornata ufficialmente in passerella durante la fashion week A/W 2018 grazie alla designer Maria Grazia Chiuri. La borsa è disponibile in diversi materiali, dimensioni, colori e fantasie, e può essere reinterpretata con le sue sfarzose tracolle.

Il valore di rivendita della Dior Oblique in Canvas è di € 2.100 e si avvicina molto al prezzo originale di € 2.300, mentre il prezzo di rivendita del modello 1999/2000 ha visto un aumento che va oltre il 200% rispetto all’anno scorso con un valore di rivendita di € 1.200.


5 REASONS WHY la Dior Saddle bag è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Dior : leggendario marchio di lusso, tra i primi 10 brand con un alto valore di rivendita
Cammello : 3 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico e statement piece


#3 GUCCI PRINCETOWN SLIPPER

Le slippers Princetown di Gucci sono una combinazione di comfort, lusso e design, e si possono trovare in diversi colori e fantasie. Il modello di mules con le iconiche api di Michele ed i ricami a stella in filo d’oro è uno dei modelli più ricercati su Stylight degli ultimi mesi e si è certamente guadagnato l’appellativo di “Statement Piece”.

Nella categoria “scarpe” la slippers Gucci Princetown si trova tra le più vendute del 2018/19. Il loro prezzo di retail è di 650 € ed arrivano ad avere un valore di rivendita superiore ai 450 €.

5 REASONS WHY le Gucci Princetown sono un fashion trend investment:
Scarpe : 5° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Gucci : 5 ° brand con alto valore di rivendita
Nero : 1 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico con moschettone in oro statement


#4 FENDI BAGUETTE BAG

La leggendaria borsa degli anni ’90 è famosa per aver conquistato il cuore di Carrie Bradshaw in Sex and the City, diventando così una delle prime it-bag nella storia della moda. 20 anni dopo, la Fendi Baguette è tornata ad essere una delle borse più ricercate. Secondo i dati di Rebelle, i prezzi dei modelli second hand sono aumentati notevolmente negli ultimi mesi, e la Fendi Baguette ha attualmente un prezzo che varia tra i 2.000 € ed i 3.000 € a seconda del modello, ottenendo così un prezzo di rivendita che si mantiene altrettanto elevato.

5 REASONS WHY la Fendi Baguette è un fashion trend investment:
Borsa : 1 ° categoria con alto valore di rivendita
Fendi : 4 ° brand con alto valore di rivendita
Marrone : 2 ° colore con alto valore di rivendita
Design iconico degli anni ’90 con logo statement


#5 NIKE 10 AIR FORCE OFF-WHITE

Senza dubbio, le sneakers di Alexander McQueen o le Triple S di Balenciaga sono tra i modelli più ricercati, ma questo non significa che il loro valore rimarrà invariato negli anni a venire, quindi nel caso si voglia dare l’appellativo di “oggetto da collezione” all’amata sneakers, i modelli su cui investire sono quelli delle capsule collection o delle limited edition, come le Airforce Nike x Off-White. Il prezzo iniziale di retail di queste scarpe era di 170 € ed è attualmente venduto online a 2.507 € su Farfetch.

5 REASONS WHY le sneakers in limited edition sono un fashion trend investment:
Scarpe : 5° categoria con alto valore di rivendita
Pelle : 2 ° materiale con alto valore di rivendita
Nike x Off-white : partnership esclusiva di due brand
Limited edition : gli articoli in edizione limitata hanno spesso un valore di rivendita più elevato
Categorie
La tendenza sneakers e dell’abbigliamento “fashion sporty” in generale degli ultimi anni è decisamente ovvia ed innegabile, soprattutto su Stylight dove abbiamo rilevato un incremento di ricerca del +225% in questa categoria nell’ultimo anno (2017/2018 vs 2018/2019). Ma in base ai dati raccolti da Rebelle le scarpe ed il ready to wear sono solo al 5° e 4° posto quando si tratta di andare a fare un “fashion investment”, dove invece la categoria borse regna indiscussa.

Il mondo della moda però non rimane indifferente alle richieste del consumatore e per questo motivo ha creato collaborazioni e limited editions che riescono così a scalare la classifica del re-sale, dando così a tutte le diverse categorie un valore di rivendita maggiore, gli esempi di maggiore successo sono rappresentati da Off-White, Supreme, Yeezy Adidas e Vetements.

>Brand
I top brand del momento sono sotto gli occhi di tutti e tra loro appaiono giovani nomi come quello di Jacquemus, Ganni e Self Portrait, che con orgoglio riescono a farsi spazio tra i vari colossi della moda, ma quando si tratta di valore di rivendita i brand come Hermès, Chanel, Louis Vuitton e Fendi rimangono tra i marchi più quotati. Detto questo però, i veri vincitori della classifica del fashion investment sono Gucci e Prada che combinano alla perfezione quelli che sono i trend del momento ed i riconoscibili evergreen che da sempre li contraddistinguono, rilevando una crescita dell’86% nell’ultimo anno.

Colori
Quando si parla di rivendita, i colori su cui investire sono spesso i più basici come il nero, il marrone o il taupe, fatta eccezione di alcuni brand come Hermès, che hanno creato delle varianti delle loro borse iconiche come la Birkin in colori molto rari come il rosa sakura, o il blu sapphire, diventando così il sogno proibito di molti collezionisti.

Colori con il più alto valore di rivendita:
black
1. Nero
brown
2. Marrone
taupe
3. Taupe
camel
4. Cammello
grey
5. Grigio

 Mini o Maxi

Chi l’ha detto che le misure non contano? Negli ultimi 12 mesi sta impazzando la fenomenologia del mini portando le ricerche delle borse mini ad una crescita del +43%. La Mini Ciquito di Jacquemus è di certo una delle tante rappresentanti di questa tendenza ma anche iconici brand come Dior e Fendi hanno presentato alcuni dei loro cavalli di battaglia in “miniatura”. Se la tendenza è quella di avere borse più piccole comunque non bisogna dimenticarsi che la borsa è un accessorio che spesso accompagna le donne in diverse occasioni, facendo sicché le dimensioni più ampie rimangano più consuete nell'utilizzo quotidiano.

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La carica dei 100 mila casalinghi, mai così tanti

Giù le massaie, ma tra i 15 e 64 anni sono ancora oltre 4milioni

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Chiudi Un giovane uomo indaffarato in cucina con in braccio una bambina piccola foto iStock. (ANSA) Un giovane uomo indaffarato in cucina con in braccio una bambina piccola foto iStock.

Il casalingo esiste, anzi sono in centomila. A certificarlo è l'Istat, che ogni trimestre e ogni anno aggiorna la statistica su chi di 'professione' si occupa delle faccende domestiche. L'ultimo dato, riferito ai primi tre mesi del 2019 e alle persone in età da lavoro (tra i 15 e i 64 anni), segna un record. Mai in Italia prima d'ora se ne erano contati così tanti.
    Eppure restano solo una minima frazione del totale, non in grado di controbilanciare con la sua crescita un esercito in continua contrazione ma che annovera oltre 4 milioni di donne under65. Cifra che supera i 7 milioni non mettendo paletti di anzianità.
    Gli uomini che come lavoro devono badare a casa e famiglia sono appena il 2,3% del totale. Eppure qualche anno fa erano molti meno. Dal 2007 a oggi sono quadruplicati. Complice la crisi? L'avanzamento delle donne nel mondo del lavoro? Il principio di parità dei sessi? Probabilmente non c'è una sola causa ma è il contesto ad essere cambiato. E sicuramente le recessioni possono spiegare molto. Per ora si tratta di un fenomeno 'in nuce' in Italia ma da tenere sotto osservazione, potendo rappresentare un indice di cambiamento sociale. Anche includendo chi ha più di 64 anni, infatti, si nota un aumento della platea dei casalinghi (132 mila a inizio 2019 contro i 38 mila del 2007). Tra i più giovani, sotto i 35 anni, l'Istat ne rileva invece 20 mila.
    Ci sarebbe da capire se si tratta di una scelta di vita o se invece sia una condizione dettata dalle necessità, della serie: "non trovando lavoro mi do da fare a casa". Quanto alle donne, quelle che oggi si dichiarano casalinghe sicuramente spesso non hanno alternative, visto che a questo 'status' spesso si associano bassi titoli di studio e povertà. Così almeno l'Istituto di statistica ne parlava nel dossier uscito due anni fa, in cui si sviscerava una fascia di popolazione imponente ma a volte trascurata. Sta di fatto che nel primo trimestre del 2019 le massaie in età lavorativa sono risultate pari a 4,187 milioni, in calo di 70 mila su base annua (-1,6%) e di 888 mila a confronto con il 2007. Tra le giovani ne compaiono 575 mila, anche qui la riduzione si fa sentire, ma non siamo ancora all'estensione.
    Soprattutto se si guarda al Mezzogiorno, che detiene sul suo territorio oltre il 51% del complesso delle casalinghe.
    D'altra parte stiamo ragionando di una categoria dell'inattività, quell'area grigia che raccoglie tutti coloro che sono fuori dal mercato del lavoro, vuoi perché già in pensione, per motivi di studio o, appunto, perché il mestiere svolto è chiuso tra le mura della propria abitazione. Un'area molto estesa tra la componente femminile che non a caso nelle stime più recenti continua a presentare un tasso di occupazione inferiore, di tanto, rispetto a quello degli uomini (50,2% contro 68,2%) e un tasso di disoccupazione invece maggiore (10,7% contro 9,0%).
   

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Elton John difende Harry e Meghan, ho pagato io jet privato

Dopo accuse per aver spesso troppo per viaggio a Nizza

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Chiudi The Lion King European premiere in London (ANSA) The Lion King European premiere in London

Elton John scende in campo in difesa di Harry e Meghan contro le accuse per le spese per il loro viaggio a Nizza. "Ho pagato io per il jet privato", ha detto la popstar aggiungendo anche che l'aereo era a zero immissioni in risposta a chi aveva sollevato problemi di inquinamento.
    "Sono profondamente angosciato - ha scritto su Twitter - del resoconto falsato e maligno sulla stampa sul soggiorno privato nella mia casa di Nizza del Duca e la Duchessa di Sussex".
    "Sento un profondo obbligo - continua - di proteggere Harry e la sua famiglia dall'inutile intromissione della stampa che contribuì anche alla morte di Diana".
    Nei giorni scorsi, le foto della coppia mentre saliva a bordo di un jet privato in Francia avevano sollevato numerose critiche, in particolare Harry e Meghan erano stati accusati di contribuire all'inquinamento non usando un aereo di linea.

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Cucina povera, i 10 piatti di carne di scarto più celebri della tradizione italiana

Interiora e dintorni, con lo street food il 'quinto quarto' si riscopre

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Chiudi Fegato alla veneziana (ANSA) Fegato alla veneziana

Carne, non si butta via niente: nella tradizione della cucina italiana anche le parti meno nobili degli animali sono state alla base della cucina popolare ora riscoperta anche grazie allo street food ma non solo. Interiora, zampette, ogni 'scarto' commestibile è sempre stato usato nelle cucine contadine che non sprecavano davvero nulla. Il termine per indicare tutto questo, il “quinto quarto” è poco conosciuto eppure indica qualcosa di ben radicato nella cucina tradizionale italiano: è tutto ciò che fa parte dell’animale, ma non rientra nei quattro tagli principali (anteriori e posteriori). Ecco allora 10 + 1 piatti a base di quinto quarto più diffusi e qualche indicazione di ristoranti e trattorie (tra le moltissime che li propongono), visti su  TheFork.

Rigatoni alla Pajata
La pagliata (in dialetto romano “pajata”) è il termine con cui si identifica l’intestino tenue del vitellino da latte o del bue. Nella tradizione romana la pajata viene utilizzata in diverse ricette, una delle più famose la vede come protagonista dei rigatoni alla pajata.
Dove provarli: Trattoria Romana da Claudio La Melissa, Roma

Lampredotto
Il lampredotto è un famosissimo piatto tipico della cucina fiorentina e si prepara con uno dei quattro stomaci del bovino, l’abomaso. Si tratta di un piatto molto povero della tradizione toscana, oggi consumato anche in versione street food venduto dai cosiddetti “lampredottai”.
Dove provarlo: La Vecchia Maniera, Firenze

Pane ca’ meusa
In italiano “panino con la milza”, il pane ca’ meusa è un piatto tipico palermitano solitamente consumato come street food. È ormai diventato così diffuso e richiesto da trovarsi anche nei migliori ristoranti.
Dove provarlo: Antica Focacceria San Francesco, Palermo

Trippa
Dall’etimologia incerta, forse dal francese, dall’inglese o dal celtico, trippa significa “mucchio” ed è un piatto molto comune nella tradizione romana. La trippa si prepara con diverse parti dello stomaco (non dell’intestino) del bovino.
Dove provarla: Trattoria Del Cordaro, Roma

Coratella
La coratella (diminutivo di corata) è il termine con cui si indicano le interiora di animali come agnello, coniglio, polli o galline, quindi di piccole dimensioni (la corata invece indica le interiora di animali di taglia più grande). Anticamente la coratella definiva solo l’insieme di cuore, fegato e polmoni mentre oggi comprende tutte le frattaglie.
Dove provarla: Casa Prati, Roma

Lingua
Si tratta di un piatto molto pregiato e si può preparare in molti modi diversi. La lingua di manzo infatti non è associata a nessuna ricetta specifica. Da Quinto Quarto e Dintorni è possibile assaggiare ad esempio la “Lingua Tonnè”, cotta a bassa temperatura e servita con salsa tonnata, verdure croccanti e frutto di cappero.
Dove provarla: Quinto quarto e dintorni, Sesto Fiorentino (FI)

Torcinelli
I torcinelli cambiano nome a seconda della regione d’appartenenza: gnummareddi, mazzarelle, mugliatielli, abbuoti, abbricchie, mboti, merretti e ne esistono anche altri. Si tratta di involtini a base di interiora di agnello o capretto in budello.
Dove provarli: Il Fornello Pugliese, Montesilvano (PE)

Finanziera
Nato in Piemonte durante il Medioevo - la prima ricetta risale probabilmente al XV secolo - la finanziera è un piatto ancora oggi molto diffuso in questa regione. Chiaramente nei secoli ha subito diverse varianti, ma di base si tratta di un piatto a base di frattaglie.
Dove provarla: La Taverna di Fra’ Fiusch, Torino

Fegato alla veneziana
Il fegato è uno delle interiora che più comunemente si trasformano in pietanza. In Veneto però questo piatto ha due ingredienti principali: il fegato (la tradizione lo vorrebbe di maiale) e le cipolle, solitamente la bianca di Chioggia.
Dove provarlo: Hostaria Osottoosopra, Venezia

Fritto misto alla Piemontese
Come dice il nome, si tratta di un piatto tipico della cucina piemontese. Il fritto misto alla piemontese è un piatto molto antico e ha subito diverse variazioni nel tempo, sempre naturalmente a base di frattaglie.
Dove provarlo: Porto di Savona, Torino

Coda alla vaccinara
La coda alla vaccinara è un piatto tipico della cucina romana il cui ingrediente madre è chiaramente la coda di bovino, che viene stufata e accompagnata con verdure di diverso tipo. Il termine “vaccinara” viene dal luogo d’origine di questo piatto: nato infatti nel rione Regola di Roma, dove abitavano i vaccinari.
Dove provarla: Trattoria da Zacca ar 20, Roma

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Javier Bardem ambientalista, all'Onu per salvare gli Oceani

Attore con Greenpeace chiede Trattato Globale forte, ognuno faccia la sua parte

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Chiudi Javier Bardem attends Greenpeace Global Ocean Treaty event (ANSA) Javier Bardem attends Greenpeace Global Ocean Treaty event

Javier Bardem in campo all'Onu per proteggere gli Oceani. L'attore spagnolo premio Oscar ha preso parte ad un incontro al Palazzo di Vetro mentre e' in corso la trattativa - che dura da un decennio - su un Global Ocean Treaty, che potrebbe aiutare a proteggere il 30% degli oceani del mondo entro il 2030. "I nostri oceani sono sull'orlo del collasso e tutti abbiamo un ruolo enorme in questo. Ora dobbiamo fare la nostra parte per fermare il processo, con un Trattato Globale sull'Oceano", ha detto Bardem. Prima dell'incontro, Sandra Schoettner della campagna 'Protect the Oceans' di Greenpeace, ha spiegato da parte sua: "I governi hanno un'opportunità unica di incontrarsi e affrontare uno dei principali problemi del nostro tempo, la distruzione degli oceani e l'enorme perdita di vita marina". "Non abbiamo tempo da perdere - ha aggiunto - qualsiasi cosa accada in questo incontro determinerà il destino dei nostri oceani".
   

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I capricci di Mick Jagger, un materasso nuovo in ogni hotel

Chiede anche che qualcuno ci dorma prima mentre è incellofanato

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Un materasso nuovo per ogni hotel in cui dorme. Sono tra i capricci da star di Mick Jagger il quale, secondo quando scrivono alcuni tabloid inglesi, vuole che in ogni albergo in cui è ospite, per quanto di super lusso, ci sia sempre un nuovo materasso apposta per lui. Come se non bastasse chiede anche che qualcuno del personale ci dorma su la notte prima per ammorbidirlo ma senza togliere il cellofan.
    Non è chiaro perche' il frontman dei Rolling Stones abbia simili pretese ma secondo indiscrezione viene sistematicamente assecondato. Di recente la band ha ripreso la sua tournée dopo l'interruzione dovuta alle condizioni di salute di Jagger il quale si è sottoposto ad un intervento al cuore. Pochi giorni dopo l'operazione si è tuttavia mostrato mentre ballava animatamente. Il video è diventato virale.
   

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Fabio Camilli è figlio legittimo di Domenico Modugno /la storia

La Cassazione mette la parola fine a 18 anni di battaglie legali

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Dopo 18 anni è definitivo: Fabio Camilli è figlio di Domenico Modugno, fratello di Marco, Massimo e Marcello. Tanto c'è voluto e con diversi procedimenti, per stabilire, dopo che la prova del dna già lo aveva accertato quattro anni fa in primo grado, che il 57enne attore (visto in tante serie tv da Don Matteo a Distretto di polizia, da Squadra antimafia a 1993) è Modugno. E' lui stesso a dare notizia all'ANSA della sentenza della I sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, giusto qualche giorno dopo il venticinquesimo anniversario della morte del grande cantautore (Lampedusa, 6 agosto 1994): "Ho dovuto fare una battaglia per poter affermare chi era mio padre. È stato un viaggio faticoso ed estenuante", sono state le sue prime parole.
Fabio aveva scoperto da adulto, non ancora trentenne, di essere nato da una relazione tra Mr Volare e sua madre la ballerina e regista triestina Maurizia Calì, la "bellissima Kalì" di Pasqualino Maragià uno dei numerosi successi di Modugno, successivamente coreografa al Sistina di Roma, teatro dove aveva conosciuto Romano Camilli, storico collaboratore di Garinei e Giovannini.
''Non ho fatto in tempo a conoscerlo - aveva detto nel 2001 commentando un articolo di Pier Luigi Diaco sul Foglio in cui si rivelava la notizia - quando ho saputo era gia' malato e poco tempo dopo e' morto. E cosi' le tante domande che avrei voluto fargli sono rimaste senza risposta. Cosi' come quelle che avrei voluto rivolgere al padre con il quale ho vissuto per tanti anni. Quando sono riuscito a rimettere in piedi un rapporto, non piu' viziato da questa vicenda, anche lui purtroppo e' morto''.
Domenico Modugno dalla moglie Franca Gandolfi ha avuto tre figli: Marco, Massimo e Marcello. Quest'ultimo è stato a lungo amico di Fabio e anzi quando nel 2001 venne fuori la notizia del figlio segreto dichiarò: 'Non posso avere la certezza biologica che Fabio sia mio fratello ne' mio padre o mia madre ne hanno mai accennato. Ma non cambia nulla, Fabio e' una persona molto bella e di talento, ero e resto suo amico. Lo conosco da 15 anni, siamo amici, e' una persona bellissima e ci abbiamo scherzato su tante volte. Non so se sia vera o no, ma non cambiera' nulla nei nostri rapporti. Mia madre e mio padre non l'hanno mai ammesso ed io rimango piacevolmente nel dubbio''.
Da quel giorno però le cose cambiarono, Camilli ha visto sparire tutte le persone piu' coinvolte nella faccenda a cominciare da sua madre. "A parole tutti sembravano pronti a sostenermi, ma nel momento in cui e' stata pubblicata la notizia si sono resi vaghi, hanno preso le distanze. Anche mia madre, ed e' la cosa che mi e' dispiaciuta di piu'. Ne avevamo parlato, sono 14 anni che lo so'' disse all'epoca. Così dopo una drammatica lettera alle sue due famiglie, Camilli oggi Fabio Modugno, decise di andare avanti con la prova del dna. Dopo 12 anni, il 22 gennaio 2014 il verdetto del Tribunale di Roma sull'accertamento di paternita' - arrivato a distanza di pochi giorni dalla decisione della Cassazione che aveva convalidato il disconoscimento di paternita' del genitore 'legittimo' Romano Camilli - stabilì che Fabio è il quarto figlio di Mimmo Modugno.
Immediato il ricorso della famiglia Modugno: oggi dalla Cassazione la parola 'fine' alla vicenda che oltre ad essere un caso familiare è anche un caso economico vista la milionaria rendita Siae dell'autore italiano più famoso al mondo.
"Il procedimento di riconoscimento di paternità della durata media di 4-5 anni si è trasformato per me in un percorso a "ostacoli" lungo (e credo sia un record) 18 anni. Comunque ce l'ho fatta, è finita. Sono molte le persone che dovrò ringraziare per essermi state vicine in questi anni. In particolare l'avvocato Gianfranco Dosi che in tutti questi anni ha saputo tenere la barra dritta durante questa lunghissima tempesta giuridica riuscendo alla fine a condurci in porto vivi e vittoriosi".

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Essere felici, la sfida dell'estate in 5 libri

Testi per imparare a sentirsi padroni della propria vita

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi lettura nel parco foto iStock. (ANSA) lettura nel parco foto iStock.

Cosa c'è di meglio che imparare a essere felici? Un buon modo per trascorrere il tempo lento delle ferie estive potrebbe proprio essere quello di provare a seguire i preziosi consigli contenuti in alcuni libri che si configurano come degli autentici manuali, piccoli grandi "fai da te" - ma ragionati e documentati - per inseguire e realizzare i propri sogni di felicità. Gli autori sono diversi per stile, formazione e provenienza, ma sono accomunati dalla stessa convinzione, ossia che tutti, ma proprio tutti, possono farcela: basta impegnarsi e volerlo davvero, perché in fondo la felicità è una cosa seria.
    Se si vuole essere felici è bene rivolgersi a uno dei giganti della Storia, Aristotele, che per primo ha messo la felicità al centro delle proprie riflessioni: si intitola "IL METODO ARISTOTELE" (EINAUDI, PP.286, 19.50 EURO) il libro di EDITH HALL, una delle classiciste più importanti al mondo, che presenta il pensiero del grande filosofo greco in un linguaggio contemporaneo. Ma l'autrice non si limita a questo: nel libro infatti gli insegnamenti di Aristotele vengono applicati alle sfide della quotidianità, dalla scelta degli amici e del partner fino al modo in cui sostenere un colloquio di lavoro o prendere una decisione importante. "LA FORMULA. LE LEGGI UNIVERSALI DEL SUCCESSO" (EINAUDI, PP.232, 26 EURO) è il libro rivoluzionario di ALBERT-BARABASI, nel quale l'autore svela che nella vita non serve a niente pregare di avere "un colpo di fortuna": esistono infatti principi scientifici e regole non dette (che l'autore presenta in 5 leggi) attraverso i quali si può raggiungere quello che si vuole, sia nella sfera privata che in quella professionale. In particolare Barabási si sofferma su quanto sia importante ottenere l'apprezzamento pubblico per ciò che si fa, indagando il nesso tra performance e successo personale. Essere padroni della propria vita è davvero possibile, purché si impari a distaccarsi da ciò che ha un impatto negativo sulla quotidianità: ne è convinto PRIMO PIERANTOZZI, autore de "IL DISTACCO CHE LIBERA - COME LIBERARTI IN AMORE, NELLA SFERA PROFESSIONALE E IN TUTTO CIÒ CHE TI CIRCONDA CON I METODI DEFAULT, BALANCING E MEDITAZIONE INTROSPETTIVA DINAMICA" (BRUNO EDITORE, PP.125, 19.99 EURO). In questo manuale il lettore può imparare tecniche e strategie pratiche in grado di arginare i fattori esterni che, nonostante le apparenze, in realtà non possono intralciare il cammino verso l'agognata felicità.
    E' il coraggio la chiave per raggiungere la felicità secondo CARÈNE PONTE che ne "IL TUO TEMPO È ADESSO" (GARZANTI, PP.216, 17.60 EURO) offre sotto forma di romanzo le sue riflessioni su come ognuno di noi possa realizzare i propri sogni. Non un manuale quindi, ma una storia in grado comunque di offrire più di un suggerimento per prendere ogni occasione al volo: nel libro infatti la trentenne Molly deciderà di rischiare e cambiare un'esistenza di cui si sente spettatrice e non protagonista. Per farlo sceglierà di esaudire le richieste contenute in 12 misteriose buste, una per mese, che le sono state recapitate a casa e di cui lei non sa chi sia il mittente.
    Infine, la struggente e nostalgica riflessione di RICHARD HOLLOWAY, "LA DOLCEZZA DELL'ADDIO. MEDITAZIONI FELICI SULLA VITA E SULLA MORTE" (EINAUDI, PP.160, 16.50 EURO). Quando si affronta il tema della felicità, potrebbe sembrare strano parlare di un libro che insegna ad accogliere senza rabbia la fine della vita.
    Eppure non è così: con grazia e leggerezza, Holloway offre consigli che si rivelano utili più sulla vita che sulla morte, e sarebbe un vantaggio apprenderli magari prima di diventare anziani. In pagine dense, anche di ricordi, l'autore insegna a provare gioia e gratitudine per ciò che si ha avuto la fortuna di vivere, per il tempo donato, per gli affetti ricevuti: perché in fondo "ogni generazione deve imparare a salutare con un inchino e lasciare il palco".
   

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Camminare scalzi, il barefoot hiking, per riconnetterci con la Natura

In montagna esperienze di kneipp naturale e pratiche wellness

Lifestyle Beauty & Fitness
Chiudi Camminare scalzi , barefoot hiking, per riconnetterci con la natura. foto iStock. (ANSA) Camminare scalzi , barefoot hiking, per riconnetterci con la natura. foto iStock.

Connettersi con la natura anzichè con il wifi, alzare gli occhi dallo smartphone e perdersi nel verde delle montagne, staccare dall'inquinamento acustico della città e ascoltare i suoni del prato, del bosco, l'acqua che scorre veloce. La vacanza in montagna è sempre stata rigenerante, oggi la definiamo detox e persino necessaria se, come è emerso dalla ricerca scientifica pubblicata da Nature, 120 minuti a settimana per 15 giorni, costituiscono la dose green salvifica per alzare il livello di benessere e abbassare lo stress.

E le montagne, sulle Dolomiti ma non solo, si attrezzano: mai come in questa estate 2019 wellness è la parola d'ordine in montagna. Nelle varie località ai classici sentieri, gite in malga, esclursioni con guide, impianti di risalita in funzione, concerti musicali in quota e feste campestri con il cibo locale al centro, è boom per i  programmi benessere, yoga nel bosco, silence room tra gli alberi, mindfulness nei prati, pratiche di Qi Gong per 'coltivare la vita' con respirazione profonda e movimenti dolci.

Cercare il contatto diretto con la Natura ha dato vita da qualche anno anche alla pratica delle camminate a piedi nudi, barefoot hiking, diffusa nei paesi nord europei e americani. "Con la terra sotto i piedi" (Mondadori) è il titolo del libro in cui Andrea Bianchi, fondatore della prima scuola in Italia di Barefoot Hiking, 'Il silenzio dei passi', condivide la sua esperienza ora al centro anche di workshop che vanno dall'esperienza di due ore a quella residenziale di qualche giorno.

"Può sembrare strano parlare di 'scuola di cammino' ma nonostante camminare scalzi sia per l'uomo un'abilità innata l'utilizzo delle scarpe sin da bambini fa si che sia comunque necessario riconquistare questa pratica  e riattivare questa memoria antica. Un buon inizio può essere il kneipp naturale a bordo dei rivoli d'acqua che incontriamo durante le passeggiate in montagna, qualche passo nudo ci riconnette immediatamente e risveglia sensazioni naturali sopite. Toglierci le scarpe e sentire il terreno, l'erba, il fondo favorisce - racconta Bianchi - un risveglio su vari piani dalla microcircolazione alla riattivazione dei vari componenti del piede come le dita e l'arco plantare, generalmente sfavorite dall'uso delle calzature, con importanti benefici sulla postura, le ginocchia , la colonna vertebrale e in generale l'equilibrio . Ma non solo: torniamo così in contatto con la carica elettromagnetica della Terra  e ci consente di recuperare la funzione di naturale 'sonda termica' dei piedi. Benefici che si trasformano in benessere psicofisico accessibile a tutti.

L'8 settembre a Primiero San Martino di Castrozza si tenterà il Barefoot World Record per il clima 2019. Il record consiste nel realizzare la fila indiana più lunga al mondo di persone scalze in montagna: il cammino a piedi nudi in un luogo immerso nella Natura delle Dolomiti, per invitare quante più persone possibile ad un contatto diretto con la Terra.

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Madonna, per i suoi 61 anni il party Madame X in maschera a New York

250 invitati in maschera, cena italiana dell'amico Francesco Panella

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Chiudi MADONNA, ARRIVA LALBUM MADAME X (ANSA) MADONNA, ARRIVA LALBUM MADAME X

Madonna compie 61 anni e dopo i fasti berberi in Marocco durati giorni lo scorso anno per il suo compleanno tondo, quest'anno si è regalata 'solo' un bar. La sera del 16 agosto, giorno del suo compleanno, l'artista americana ha affittato un bar a Hudson Street a Manhattan, vicino Tribeca, trasformato completamente per ospitare 250 invitati per un party esclusivo. Coreografie anni '50 studiate e ideate dalla stessa Madonna che ha documentato su Instagram preparativi, backstage e festa. E' stata anche l'occasione per riunire tutto il suo gigantesco team in procinto di partire per il tour Madame X, il suo undicesimo che avrà inizio a Brooklyn il 12 settembre 2019 presso la BAM Howard Gilman Opera House di New York e proseguirà toccando diverse località degli Stati Uniti (Chicago, Los Angeles, Las Vegas, Boston, Filadelfia e Miami); a inizio 2020 il tour arriverà in Europa con tappe previste al Coliseum di Lisbona, al Palladium di Londra e al Grand Rex di Parigi, dove vedrà la sua conclusione.

 
 
 
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Il bar di Hudson Street per una sera è diventato bar Madame X. Tutto italiano il catering come ci racconta Francesco Panella, suo amico da tempo, gestore dell'Antica Pesa a Trastevere e a Brooklyn, con il fratello chef Simone. "Qualche giorno fa Madonna che è un'amica oltre che cliente abiturale, mi ha contattato per raccontarmi che avrebbe festeggiato a New York il suo compleanno e chiedendomi di realizzare una cena made in Italy - dice all'ANSA Panella - Abbiamo preparato spaghetti cacio e pepe, tartare di tonno, vignaiola, polenta fritta, bruschetta con alici e burrata e la pizza del forno Roscioli, si proprio lo storico panificio romano presente nel nuovo concept restaurant, Feroce al Moxy Chelsea a New York, che ho aperto da qualche tempo".  Alla festa gli amici più intimi di Madonna, tutti in maschera, e le sue figlie Lourdes e le gemelline adottive  Esther e Stella.

 
 
 
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Tiffany guarda oltre Audrey Hepburn, lancia linea gioielli da uomo

Per arginare calo delle vendite scommette su pubblico maschile

Lifestyle Lusso
Chiudi Tiffanys Mens Jewelry (ANSA) Tiffanys Mens Jewelry

Tiffany guarda al di là di Audrey Hepburn e, contro il calo delle vendite, lancia una linea di gioielli da uomo. E così seguendo il trend che si sta affermando nell'industria della moda lancia una linea di gioielli tutti al maschile: sono circa 100 oggetti i cui prezzi variano fra i 200 e i 15.000 dollari. E la collezione è destinata ad ampliarsi anche all'arredamento, con pinze da giacchio e boccali di birra 'only for men'. "Gli uomini in tutto il mondo indossano gioielli e accessori, che sono una parte importante dei loro guardaroba.   Iniziano a vedersi sulle passerelle di moda e sui social media" spiega Reed Krakoff, il direttore artistico di Tiffany e creatore della linea. Alla linea da uomo sarà dedicato uno spazio ad hoc nei punti vendita Tiffany separato dalla gioielleria da donna tradizionale, in modo da offrire ai potenziali clienti un'esperienza personalizzata e diversa.
    Ma non tutti sono convinti che la scommessa di Tiffany avrà successo: molti osservatori sostengono infatti che le pietre e i diamanti da uomo siano un fenomeno limitato solo alle passerelle e non per l'uomo comune. Altri marchi prevalentemente da donna sono riusciti ad ampliare il proprio pubblico agli uomini ma si è trattato di casi isolati e in altri settori, quali l'abbigliamento sportivo e casual.

La sfida di Tiffany è quella di cercare di prendere le distanze dall'idea di essere un marchio esclusivamente da donna e affermarsi come brand per tutti. E un vantaggio in Tiffany lo ha: il marchio infatti non ha alcun problema ad attirare gli uomini nei suoi punti vendita, considerato che rappresentano la maggior parte dei suoi clienti. Tiffany dovrà però convincerli ad acquistare per loro stessi e non solo per le loro amate. Fra i pochi punti fermi c'è poi il fatto che il mercato dei gioielli da uomo ha spazio per crescere. Le vendite di gioielli per uomo sono ammontate a 5,8 miliardi di dollari nel 2018, in aumento del 23% rispetto al 2013. Si tratta ancora di una nicchia rispetto al mercato da 33,2 miliardi di dollari dei gioielli da donna. Una nicchia che Tiffany vuole sfruttare.
   

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