Auto, mercato cinese a rischio per diffusione coronavirus

A Wuhan sono collocate numerose fabbriche di modelli occidentali

Andrea Silvuni ROMA

La diffusione del coronavirus in Cina e il susseguirsi di limitazioni agli spostamenti all'interno del Paese e di altri provvedimenti per cercare di limitare il contagio - tra cui la completa quarantena della città di Wuhan, 11 milioni di abitanti - sta mettendo in crisi anche tutta la filiera dell'industria automobilistica cinese. Nella capitale della provincia di Hubei, ha infatti sede la Dongfeng Motor Corporation - megagruppo di proprietà del Governo cinese - che è il secondo costruttore del Paese con una produzione che supera i 4 milioni di veicoli all'anno. Oltre che con il marchio Dongfeng, il Gruppo costruisce veicoli con i brand Venucia ed Aeolus e - attraverso una serie di joint venture - produce modelli Honda, Nissan, Infiniti, Peugeot, Citroen, Renault, Kia e Yulon. oltre che motori Cummins e ponti Dana. Nell'area opera con un grande stabilimento anche SAIC che, attraverso la JV con GM, produce modelli Cadillac, Buick e Chevrolet. E vi lavorano anche il colosso della componentistica tedesco Bosch (con due stabilimenti), la francese Valeo specializzata in sistemi elettronici, l'altra francese Faurecia (tecnologie di illuminazione e sistemi di assistenza alla guida), la Tenneco e la BorgWarner, che produce principalmente componenti per veicoli ibridi ed elettrici, inclusi motori, avviatori e alternatori. Come riporta Automotive News, oltre al blocco delle linee di fabbricazione - peraltro previsti in parte per le vacanze del Capodanno cinese - l'allarme coronavirus sta spingendo le aziende occidentali a far allontanare il proprio personale da Wuhan, per il momento all'interno del Paese in località estranee al contagio. Secondo il Wall Street Journal sono circa 1.000 i cittadini americani (compresi quelli non coinvolti nel settore automotive) che risiedono nella zona, ma sono anche molti i francesi e i tedeschi pronti ad allontanarsi da Wuhan. Come riporta il magazine Autoactu, PSA ha già organizzato lo spostamento di 38 suoi dipendenti in direzione di Changsha, dove resteranno in quarantena, mentre GM e Ford stanno monitorando la situazione e hanno vietato i viaggi di lavoro in Cina. ''Molte aziende con cui ho parlato stanno perdendo il loro entusiasmo per la Cina - ha dichiarato ad Automotive News Michael Dunne, CEO della società di consulenza e di intelligence di mercato cinese ZoZo Go - in quanto hanno già a che fare con un mercato in declino per le vendite di auto, hanno affrontato la guerra commerciale USA-Cina e le incertezze politiche intorno a Hong Kong. E ora con questo virus che complica il quadro''. Dunne ha affermato che le Case automobilistiche in Cina e Nord America ''non hanno ancora un quadro preciso di ciò che la crisi sanitaria significherà per le operazioni commerciali perché il Paese è essenzialmente fermo per la lunga vacanza cinese di Capodanno, conosciuta come il Festival di Primavera.

Ma nella prossima settimana, quando le aziende cercheranno di riprendere le operazioni il primo febbraio, la portata della crisi diventerà più chiara''.

Potrebbero essere rallentati o cancellati progetti in corso e altri che sono già calendarizzati, come il lancio di nuovi modelli e la costruzione di impianti. Per alcuni di questi programmi di lavoro è infatti necessario che il personale e i consulenti si muovano liberamente all'interno del Paese e all'estero come nel caso di molti headquarters negli Stati Uniti e in Giappone. Dunne cita al riguardo - riferisce Automotive News - Tesla che lavora nel nuovo stabilimento vicino a Shanghai per un aumento della capacità produttiva della sua Model 3.

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