Covid, si riduce il numero totale dei test

Broccolo, si rischia quadro falsato epidemia, compreso Rt

Redazione ANSA

Sta scendendo ed è attualmente confrontabile a quello del dicembre scorso, il numero complessivo dei test fatti in Italia dal 15 gennaio, quando accanto ai test molecolari sono stati inclusi nel conteggio quotidiano del ministero della Salute anche i test antigenici rapidi. E' quanto emerge dall'analisi dei dati, sia nazionali sia nelle singole regioni, condotta sulla base dei dati riportati nel bollettino del ministero. "Emerge che tutte le regioni, inequivocabilmente, hanno ridotto i test molecolari sostituendoli con gli antigenici e poi hanno aggiunto gli antigenici, ma sostanzialmente la potenza di fuoco è rimasta simile", ha detto all'ANSA il virologo Francesco Broccolo, dell'Università di Milano Bicocca.

Se in dicembre si facevano in media 200.000 tamponi molecolari al giorno, attualmente la media complessiva dei test, fra molecolari e rapidi, non arriva a 250.000. "Se poi consideriamo il tasso di positività sulla base del rapporto fra casi positivi e tamponi molecolari abbiamo un valore del 10%, contro lo 0,5% calcolato sulla base del rapporto fra casi positivi e test rapidi", ha osservato il virologo. "In sostanza dal 15 gennaio è cambiato radicalmente il modo di tracciare, di conseguenza sono peggiorati moltissimo sia gli screening sia il tracciamento. In questo modo - ha rilevato - si abbassa il tasso di positività e con esso l'indice Rt".

"Rispetto a dicembre, la differenza è che sul totale dei tamponi nella media nazionale il 40% sono test antigenici rapidi", ha detto ancora Broccolo, per il quale "l'esigenza di inserire i test antigenici rapidi accanto ai molecolari è probabilmente nata dalla volontà di aumentare la potenzia di fuoco nel controllo dell'epidemia, per avere un monitoraggio più frequente e a costi inferiori, considerando i lunghi tempi di refertazione e i costi dei molecolari".

I test antigenici rapidi "non sono diagnostici, ma - ha precisato il virologo - sono test di screening che andrebbero fatti con una certa frequenza in comunità extra-sanitarie, come le scuole e i luoghi di lavoro. La loro reale efficacia - ha osservato - sta infatti solo e unicamente nel monitoraggio frequente: se questo viene a mancare, perdono senso".

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