La pandemia rallenta anche le indagini statistiche

Il 20 ottobre si celebra la Giornata mondiale della statistica

Adele Lapertosa

La pandemia ha acceso i fari sull'importanza di dati e statistiche, mostrando come collegare i dati alle informazioni geospaziali possa aiutare a tracciare le dinamiche di una situazione in rapida evoluzione, ma ha anche rallentato in maniera pesante lo svolgimento di indagini e censimenti. A fare il punto sono gli esperti in occasione della terza Giornata mondiale della statistica che si celebra il 20 ottobre e che quest'anno si celebra con eventi e conferenze online.

"Una particolare caratteristica di questo momento è il pericolo delle false statistiche che possono ingannare e portare a decisioni inadeguate, facendo perdere vite, indebolendo le economie e il futuro dei nostri figli", rileva John Pullinger, presidente dell'Associazione internazionale delle statistiche ufficiali.

Tuttavia in questa situazione la produzione di dati è messa in difficoltà perchè "la pandemia ha rallentato lo svolgimento di indagini statistiche, in Italia come nel resto del mondo", evidenzia Monica Pratesi, docente di Statistica dell'università di Pisa e presidente uscente della Società italiana di statistica. "Fare indagini statistiche, con interviste alle famiglie, allo stato attuale - osserva - è difficile per via della pandemia e delle normative anti-Covid. Anche il censimento permanente, avviato dal precedente presidente dell'Istat, che prevede il dialogo tra l'istituto di statistica con gli uffici e le anagrafi comunali, si è interrotto o rallentato. Il 2020 è stato un anno disgraziato", commenta.

E quando si riescono a raccogliere dati, come nel caso dell'indagine sierologica sulla diffusione del nuovo coronavirus, avviata nei mesi scorsi dall'Istat e il ministero della Salute con la Croce Rossa, possono sorgere altri tipi di problemi. Al momento infatti la comunità scientifica non può accedere a tali dati per la mancanza di una regolamentazione su privacy e uso dei dati da parte del Garante per la protezione dei dati personali.

"Senza la regolamentazione sulla privacy la comunità scientifica non può accedere a questi dati, che andrebbero fatti 'dialogare' con quelli raccolti attraverso l'app Immuni e quelli arrivati negli ultimi mesi, per avere un'analisi ancora più rilevante". La statistica, conclude Pratesi, "è un bene pubblico. Senza un monitoraggio costante non si può lavorare per uno sviluppo sostenibile, e per questo servono risorse, attenzione e menti giovani. E' importante insegnare il linguaggio della statistica già a scuola, perché imparino a leggere correttamente la realtà".

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