Francesca Cappelletti, bentornati alla Galleria Borghese

Nuova direttrice all'ANSA, tra riapertura e visione del futuro

di Elisabetta Stefanelli ROMA

 ''Ci siete mancati'': è tutto un programma il titolo dell'evento di riapertura della Galleria Borghese che per 15 giorni a partire da lunedì 1 febbraio, darà vita ad una vera e propria festa con una serie di appuntamenti speciali. Festa doppia e gioia doppia perchè la riapertura vedrà in prima linea la nuova direttrice, Francesca Cappelletti, che si era insediata appena pochi giorni prima del blocco imposto dalla pandemia, oramai tre mesi fa. ''Io sono arrivata il 2 novembre - racconta la studiosa in un'intervista all'ANSA - ed abbiamo dovuto chiudere le porte il 5 novembre. Da allora ad oggi siamo rimasti senza pubblico, perchè il Lazio è diventato zona arancione. Tre mesi sono un periodo molto lungo, ma noi abbiamo continuato a lavorare a pieno ritmo, per lo studio di ricerca, per la conservazione, ma anche per la progettazione del futuro. Stare chiusi in un museo di cui non si può aprire la porta non è una bella sensazione. Adesso per fortuna si può riaprire e speriamo di poter tornare a fare tutte le nostre attività''.
    La festa di riapertura, spiega la direttrice, parte dall'accoglienza al pubblico con l'illustrazione dell'ultimo arrivato, un dipinto nuovo: E' la Danza campestre di Guido Reni arrivato quando la Galleria era già chiusa. A novembre sarà oggetto di una piccola mostra, ma adesso tutti i giorni alle 12 io o un curatore faremo una mini visita speciale per spiegarlo.
    Tutti i giorni alle 16 poi ci sarà una visita a sorpresa: uno di noi racconterà un quadro oppure una stanza. Sarà un ulteriore incentivo a visitare la galleria. prima di riprendere l'attività didattica''. Tutto è prenotabile sul sito: ''il nostro pubblico è composto in genere soprattutto di stranieri, che però ora non ci sono. Speriamo che in questo momento in cui c'è meno gente e si può vedere tutto con più calma i romani si facciano forza e vengano, insomma che superino il proverbiale blocco della prenotazione''. Sperando di tornare alla normalità presto, quando il primo appuntamento sarà ''la mostra di Damien Hirst, che inizia il 10 maggio e si concluderà il 10 ottobre e poi a novembre quella sul quadro di Guido Reni''. Quali sono stati gli impegni e l'idea di museo a cui avete lavorato in questi mesi di chiusura? ''Abbiamo lavorato molto sulla parte digitale: nuovi contenuti sul sito, su instagram, su youtube, su tutti i social. Abbiamo realizzato a porte chiuse registrazioni di presentazioni di libri - da Aldo Cazzullo a Paolo Di Paolo - ma anche video spiegazioni delle opere, i capolavori e quelle meno conosciute da parte dei curatori. Poi nella rubrica Uno sguardo da lontano abbiamo ospitato interventi sulle nostre opere da parte del direttore dell'Accademia di Francia Sam Stourdzé, o di Elisabetta Rodini direttrice dell'American Academy. O ancora le vere e proprie lezioni per gli studenti''.

   A quale riflessione l'ha portata questo tempo di chiusura per la vita del museo? ''Il panorama dei musei è molto frastagliato e diverso, per la Borgese, che è una galleria di arte antica, questo periodo è servito per pensare di più al pubblico e cercare di proporre i suoi tesori in un'altra chiave. Bisogna studiare contenuti interessanti da affiancare alle mostre, perchè è vero che le mostre sono un fattore importante di attrattiva ma in un museo come la Borghese lo spazio è molto connotato, denso, complesso, difficile confrontarsi. Aprire all'arte contemporanea con le mostre è una tradizione di questa galleria ma io non ho la stessa tensione. Abbiamo certo questo appuntamento di maggio che era già previsto ma a mio avviso, anche per la situazione in cui viviamo, serve un periodo di cautela per gli appuntamenti espositivi. Questo non significa che il rapporto con la creatività contemporanea debba andare perduto, anzi. Penso ad esempio agli spazi vicini dell'Uccelliera che non sono nostri ma del comune e spero che la separazione amministrativa si possa superare. Si tratta di edifici più piccoli anche vuoti: lì si può sviluppare un progetto sulle arti contemporanee''.

In questi mesi, lei che viene dall'Università di Ferrara dove insegnava, si è anche occupata di un progetto sulla scuola ferrarese che sta per essere completato e sarà oggetto di una pubblicazione, poi è stato ''analizzato il dipinto di Tiziano, Venere che benda amore, e ci saranno molte iniziative su questo quadro. E' stato poi compiuto il restauro di Minerva in atto di abbigliarsi, un quadro di Lavinia Fontana, una delle poche pittrici che possiamo esporre. Era una committenza che stava a cuore a Scipione Borghese. Si parla sempre di lui in chiave di collezionismo bulimico mentre aveva predilezione per un'artista come Lavinia Fontana, cosa che ci consente di studiare aspetti inediti della collezione''.

Che cosa vuole portare di suo nel futuro della galleria? ''La ricerca su Lavinia Fontana è un'idea mia, così come il lavoro sul Tiziano, e sono idee legate fra di loro. Da tanto studiavo questi allestimenti nelle raccolte seicentesche, i camerini delle veneri. Certo è difficile toccare l'allestimento della Borghese ma cercheremo di riportare dai depositi quadri per far capire di più di questi ambienti dedicati a Venere. Così come la mostra su Guido Reni servirà a riflettere sulla scuola di paesaggio. Poi nel 2022 - conclude Francesca Cappelletti - vorrei fare a Roma una mostra sulla pietra dipinta. La pittura su pietra, elemento del mondo naturale ci porta ad una riflessione su arte e scienza a Roma all'inizio del Seicento''. 
   

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