Piccoli Musei, restare chiusi nel weekend è un paradosso

Associazione, da noi non c'è assembramento, vogliamo aprire

Redazione ANSA ROMA

(di Marzia Apice) (ANSA) - ROMA, 02 FEB - "Da noi non esiste assembramento, non permettere le visite nel weekend è un paradosso. Intanto però tutti vogliamo riaprire quei portoni chiusi, poi i conti si faranno": per i tanti piccoli musei disseminati sul territorio italiano tornare ad accogliere il pubblico è una missione oltre che una necessità, e nell'immediato poco importa se le aperture concesse solo nei giorni feriali potrebbero essere per loro economicamente insostenibili. Per chi fonda sulla cura e sull'arte dell'accoglienza "personalizzata" gran parte della propria attività, ora l'esigenza è tornare alla vita di sempre, come spiega all'ANSA Marzio Cresci, Coordinatore Segreteria Nazionale dell'Associazione nazionale Piccoli Musei, sottolineando che "i piccoli musei sono un presidio che dà speranza".
    Tuttavia il rischio di non riuscire a coprire le spese di gestione è reale se si esclude la possibilità delle visite nel weekend, anche perché già normalmente il numero dei visitatori in queste strutture (spesso minuscole) è contenuto: "Da noi non c'è mai assembramento", prosegue Cresci, "forse in questo frangente una maggiore consapevolezza delle nostre caratteristiche sarebbe servita. Noi siamo luoghi di socialità e di accoglienza, vicini ai territori e a salvaguardia delle differenze".
    La mancata differenziazione tra i musei grandi e quelli piccoli è ancora un motivo di penalizzazione per voi? "Sì, serve un adeguamento organizzativo che tenga conto delle varie situazioni esistenti. Secondo noi in alcuni contesti si potevano organizzare visite anche nei giorni festivi e non possiamo negare che il paradosso di non poter aprire nei weekend per noi esiste, ma la situazione sta evolvendo e vedremo", afferma. Ora che si è appena chiuso (il 25 gennaio scorso) il bando del Mibact a sostegno dei piccoli musei però la situazione potrebbe iniziare a cambiare. C'è stata anche l'istituzione di un Osservatorio, con finalità di analizzare la realtà dei piccoli musei e presentare proposte per accrescerne l'attrattività e l'integrazione nello sviluppo culturale del territorio, compresa la creazione del marchio "piccoli musei": "Per la prima volta c'è stato un bando dedicato alle nostre realtà, con dei finanziamenti. Abbiamo partecipato in tanti. È un primo passo per iniziare un dialogo che chiediamo dal 2007, da quando è nata l'associazione", spiega, "l'Osservatorio potrebbe essere davvero uno strumento utile per scoprire un mondo che si conosce ancora poco". Di certo quella dei piccoli musei è una realtà non trascurabile: "Tra soci effettivi e piccoli musei che gravitano nelle varie iniziative dell'Associazione siamo ormai circa 500", afferma ancora.
    Proprio con il lockdown i tanti musei dell'Associazione hanno scoperto la forza di unirsi e lavorare in sinergia: lo ha dimostrato il successo dell'iniziativa Piccoli Musei Narranti, una maratona di letture e racconti in cui ogni museo poteva rappresentare se stesso, la propria comunità e il territorio cui appartiene. "E' stata dura chiudere al pubblico, ma questo progetto è stato un successo, pur essendo stato realizzato senza budget, perché l'elemento narrativo in un museo è molto forte.
    Ed è stato bello ritrovarsi tutti insieme, abbiamo costruito una rete di 150 musei che hanno aderito scoprendo quanto è bello lavorare insieme. Ci siamo ritrovati nelle nostre differenze e questa esperienza ci è servita anche al di là del lockdown. Ora stiamo creando una biblioteca digitale con i contributi raccolti, ma l'idea è quella di fare anche altre iniziative insieme. Magari un itinerario dei piccoli musei dalla Sicilia alla Val d'Aosta". (ANSA).
   

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