Chiara Maci, i miei 5 piatti che valgono il viaggio

I consigli della foodblogger e conduttrice de L'Italia a morsi

di Daniela Giammusso ROMA

 Non solo mare, arte o attrazioni. A volte anche un piatto che "come lo cucinano lì, nessun altro" vale il viaggio. Parola di Chiara Maci, food blogger da quasi 700 mila followers sul suo profilo @chiarainpentola, scrittrice, nella vita compagna dello chef Filippo La Mantia, in queste settimane tornata in tv alla guida della terza edizione de "L'Italia a morsi", viaggio nel Bel Paese alla riscoperta dei piatti della tradizione, ogni mercoledì alle 22 su Food Network (canale 33) e poi in streaming su Discovery+.
    A lei abbiamo chiesto un suggerimento per cinque mete tutte "da mangiare". Ecco come ha risposto all'ANSA.
    LIVORNO per il CACIUCCO - Da piatto "povero", tipico livornese, ormai è diventato anche uno street food per eccellenza. Molto divertente, mi è capitato per lavoro, è andare a mangiarlo al Mercato centrale: un bel panino con pane toscano e il ripieno di caciucco a preparazione lenta, con pesci di recupero.
    SORRENTO per gli SPAGHETTI ALLA NERANO - Un piatto tipico della trazione campana e una vera delizia con le zucchine e il provolone del Monaco, da mangiare sul pontile, respirando l'aria di mare. Per me è il piatto dell'estate da bambina, quando andavamo in vacanza a Sorrento nella nostra casa di famiglia.
    BOLOGNA per il RAGU' - Sono nata ad Agropoli (SA), ma ho vissuto a Bologna tra i 10 e i 23 anni. Per me è la città del liceo, della giovinezza, delle passeggiate con le amiche sotto i portici. La domenica, se era bel tempo, si andava a mangiare in collina le crescentine, tigelle e salumi tipici bolognesi.
    Quando invece era brutto, ci si rifugiava in trattoria in città e le tagliatelle con ragù erano d'obbligo. Ancora oggi, quando posso, scappo lì con le amiche per un 'vero' tortellino.
    SULLE VETTE DELL'ALTO ADIGE per i CANADERLI - Ho trascorso infinite vacanze a San Vigilio di Marebbe (BZ), soprattutto d'inverno, quando la neve imbianca tutto. Dopo aver sciato, sali su, in cima, ancora una volta, con il freddo che ti taglia il viso, e ti rifugi in baita, accolta dal profumo e dal caldo dei canederli in brodo.
    TELAVIV per l'HUMMUS - Anzi per il miglior hummus del mondo: ceci, pasta di semi di sesamo, olio di oliva, aglio, paprika, cumino. L'ho mangiato a colazione sui piatti di plastica, in una vera bettola di Tel Aviv, dove mi aveva portato un rabbino.
    Quello in Israele è stato un viaggio fondamentale per la mia vita. Ero da sola, incinta della mia prima bimba Bianca, ma lo sapevo ancora solo io. Andai per lavoro, invitata dall'Ente del turismo, e per una settimana questo rabbino fu la mia guida, il mio accompagnatore nei ristoranti, il mio confidente. Al Muro del pianto a Gerusalemme lasciai una lettera per il bimbo che sarebbe nato. (ANSA).
   

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