Festivalfilosofia, macchina-uomo,confine più labile

Al via manifestazione con 40 lezioni a Modena, Carpi e Sassuolo

di Paolo Petroni MODENA

 MODENA- Il rapporto tra macchina, che è il tema di questa ventesima edizione del Festivalfilosofia, e uomo è sempre stato declinato ideologicamente e praticamente come contrapposizione, ma quel che appare chiaro sin dai primi interventi, le prime delle oltre 40 lezioni magistrali nelle piazze di Modena, Carpi e Sassuolo, è che le cose non stanno proprio così e in più per molti versi stanno cambiando, perché i confini tra macchina e uomo apparentemente si vanno facendo più labili, soprattutto in un mondo sempre più virtuale e in vista dell'AI-Intelligenza Artificiale.
    ''Una manifestazione culturale come questa ha come compito anche quello di svecchiare i termini e i concetti - spiega Daniele Francesoni, direttore del Festival - e macchina è una parola cruciale in quanto segna il confine tra umano e non umano, tanto più oggi quando abbiamo capito di essere anche noi delle macchine biologiche e c'è bisogno di una riflessione su cosa sia veramente umano, anche in relazioni ai timori distopici che le macchine stiano diventando... troppo umane''. Inoltre il festival ha preso a punto di partenza e omaggio l'ultimo saggio di Remo Bodei, scomparso un anno fa e fin dall'inizio presidente del Comitato Scientifico, ''Dominio e sottomissione. Schiavi, animali, macchine, Intelligenza artificiale'', che riflette sul rapporto di supremazia e sfruttamento che l'uomo ha sempre instaurato con l'altro considerato non umano, dagli schiavi ai robot.
    Formalmente questo sembrerebbe ormai superato, ma in realtà si pone in modo nuovo. Il termine machina in greco e latino oltre che strumento operativo significa inganno e macchinazione, perché - spiega Roberto Esposito docente di Filosofia teoretica alla Normale di Pisa - all'inizio a questa, visto che non si riesce a spiegarne il funzionamento, si attribuisce uno forza naturale magica, spesso demoniaca, che volge il termine in senso negativo. Naturalmente quando si passa alle macchine automatiche e a quelle elettroniche e informatiche questo aspetto perturbante davanti a qualcosa che ci appare ''ignoto'' si accresce. Col robot e le sue ''sembianze'' umane ecco che si crea una ulteriore confusione con qualcosa che appare né umano, né macchina, facendo diventare difficile da definire quel confine che con l'AI si sposterà ancora più avanti.
    Per Esposito bisogna cambiare prospettiva e non vedere più queste realtà come un avversario, ma come un alleato così da sottrarci alla sindrome della macchinazione relativa al nostro rapporto con la macchina, fissandoci solo sull'idea che un robot possa prendere il nostro posto, almeno sul lavoro. In questo ci aiuta il discorso che fa Maurizio Ferraris, anche lui docente di Filosofia teoretica, a Torino, che spiega come le macchine non abbiano ''alcuna motivazione per surclassarci''. Siamo noi che diamo loro sentimenti e impulsi umanizzati che non hanno, mentre sono solo strumenti in nostro potere per rimediare alle nostre insufficienze, automi che potenziano le nostre possibilità.
    Senza l'essere umano lo strumento e l'apporto della macchina è nullo, perde perfino il suo fine. (ANSA).
   

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