Giuliana Caporali, la lunga scia della Scuola Romana

Al museo di Anticoli Corrado l' artista allieva di Roberto Melli

di Luciano Fioramonti ROMA

 Aveva quindici anni Giuliana Caporali quando dipinse il quadro esposto nel 1948 alla Quinta Quadriennale di Roma che colpì profondamente il pittore Eliano Fantuzzi. ''Ricordo i consensi unanimi di tutti noi - spiegò in seguito l' artista modenese presentando nel 1955 i quadri della ragazza in mostra in una galleria del centro di Roma -. Mi sento attratto dalla misura e dal rigore di questi paesaggi urbani dipinti con nitidezza, dove la geometria delle case è pretesto di armonie pittoriche; di quella geometria su cui posa tutto il creato''. L' esordio della giovane sul grande palcoscenico artistico della Capitale - dove è nata nel 1932 e vive tuttora - fu precoce ma non casuale. Il padre Rodolfo, pianista conosciuto e accademico di S. Cecilia, amante dell'arte e grande collezionista, le aveva dato la possibilità di entrare in contatto con alcuni dei grandi protagonisti della pittura nel periodo tra le due guerre. Mario Mafai, Antonio Donghi, Riccardo Francalancia, Arturo Tosi, Virgilio Guidi, Mino Maccari erano amici di famiglia. Appena adolescente, Giuliana nel 1947 divenne allieva di Roberto Melli, uno dei maestri di spicco della Scuola Romana. Al percorso della pittrice il Museo d' Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado (Roma), dedica fino al 17 novembre la mostra 'Giuliana Caporali, Il tempo sospeso', a cura di Isabella Carlizzi. La piccola ma preziosa sede espositiva del paesino a una quarantina di chilometri della capitale, mèta dal secondo Ottocento di schiere di artisti italiani e stranieri per la bellezza delle sue donne, aggiunge così un nuovo tassello al mosaico che va costruendo da tempo sui pittori e gli scultori del Novecento. La particolarità di questo appuntamento, che presenta una quarantina di tele, è proprio il racconto concentrato sugli anni della formazione, sui dipinti realizzati tra il 1947 e il 1959, lontani dalla maturità, testimoni tuttavia delle forti suggestioni esercitati dai maestri della Scuola Romana. Di fatto, il suo cammino comincia proprio quando quell' esperienza artistica stava per chiudersi. Fu grazie a Melli che la giovane Giuliana partecipò alle edizioni della Quadriennale di Roma e nel 1956, per la prima volta, alla Biennale di Venezia. L' artista ferrarese, che si era stabilito nella capitale nel 1910, riuscì nei suoi corsi tenuti in Accademia a trasmettere al linguaggio pittorico della ragazza la predilezione per gli accordi cromatici in chiave tonalista, con una attenzione particolare al rapporto tra i valori compositivi e la resa della luce. Nei ritratti della giovane pittrice le figure mostrano un senso di contemplazione e di attesa, i paesaggi sono pervasi da un' atmosfera enigmatica. Nelle vedute urbane gli spazi sono disabitati, solitari, immersi in un tempo astratto, dominato da una sensazione speciale di irrealtà. La visione dell' artista, annota Isabella Carlizzi, ''è piena di un senso di sospesa solitudine che rimanda a una dimensione alternativa della coscienza; la sua pittura non perderà mai questo tono introspettivo''. Partendo da un nucleo di dipinti dei suoi maestri, provenienti dalle collezioni dell'artista e legati direttamente a episodi della vita familiare, la mostra scandisce cronologicamente l'intero percorso della pittrice, che con alcune interruzioni è proseguito fino ai primi anni Duemila. Un itinerario segnato anche da un lungo periodo astratto, in coincidenza con il suo soggiorno di un anno a Rio de Janeiro nel 1961, seguito da un lento ritorno al figurativo e all' interesse verso l' antico. ''Giuliana Caporali - spiega la curatrice - occupa un posto minore sulla scena ma il suo contributo è importante perché descrive dall' interno la complessità di quegli anni. E' una artista delicata e profonda, che non abbandonò più la grande lezione del tonalismo, nemmeno nelle fasi più tarde della sua lunga carriera''. (ANSA).
   

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