Artschwager, la vita parallela della forma

Alla Galleria Gagosian di Roma il segno dell' artista americano

(di Luciano Fioramonti) ROMA

ROMA - L' anta scorrevole di un mobile che non ha profondità, la sagoma vintage di un altoparlante a membrana su una parete proprio come se da un momento all' altro dovesse diffondere suoni e parole, un parallelepipedo senza un angolo che proprio nella sua parte mancante in evidenza ne 'racconta' il significato, i disegni in bianco e nero su materiale industriale ispirati da immagini di giornale e annunci pubblicitari. Richard Artschwager pescava nella vita quotidiana gli spunti per descrivere la possibile doppia vita di oggetti pronti a parlare la lingua dell' arte una volta decontestualizzati dall' uso per il quale erano stati pensati. Al segno lasciato dallo scultore e pittore americano morto a 90 anni nel 2013, la Galleria Gagosian dedica fino all' 11 marzo la mostra che in quindici opere di una collezione privata si concentra su un arco di tempo cruciale della sua carriera, dal 1964 al 1987, scandito dalla ricerca sulle possibilità offerte dalla formica, allora materiale nuovo di grande appeal popolare per banchi di scuola e mobili di ogni tipo, e dal celotex, un impasto di fibre utilizzato nelle costruzioni come isolante.
    ''La forma inizia sempre con un qualcosa - spiegò Artschswager -. E poi, se quel qualcosa si manifesta in un altro luogo, vi è uno scarto e il risultato che si crea sviluppa un'esistenza parallela rispetto all'originale''.
    Negli spazi bianchi della sede espositiva nel cuore della capitale i lavori dell' artista di Washington mostrano la sua capacità di visione intrecciata con l' abilità di artigiano conquistata con il lavoro di anni come ebanista, interrotto nel 1958 dopo l' incendio del suo studio. L' esempio di maggior fascino è il cottage di 'Tract Home'', grande acrilico su celotex del 1964 nella bellissima cornice realizzata, come le altre, dall' autore. E poi quell' angolo in finta radica - senza titolo, del 1966 - collocato a sei metri di altezza in un punto verso il quale nessuno avrebbe rivolto lo sguardo e che in questo modo entra invece nel percorso espositivo. ''Ciò che mi interessa di più è quella linea di demarcazione fra cose ordinarie e cose che riconosciamo come opere d' arte'', disse Artschwager riassumendo senso della sua ricerca. Pop, minimalista, concettuale, abile nell' evocare dal pezzo unico il prodotto industriale, Artschwager ha attraversato la seconda metà del Novecento e oltre evitando la gabbia dei generi, con una produzione limitata che gli ha aperto le porte dei luoghi dell' arte più prestigiosi, dal Moma e dal Whitney Museum di New York alla Tate Gallery di Londra al parigino Centre Pompidou, e in molte altre importanti collezioni internazionali. In Italia a dedicargli una grande retrospettiva curata da Germano Celant è stato nel 2019 il Mart di Rovereto.
    Gasosian Roma, attiva dal 2007, aveva ospitato l' artista nel 2012 per l' esposizione di una scelta di sue opere recenti, tre mesi prima della morte. ''Lo ricordo qui da noi, con la sua sedia a rotelle. Andavamo in giro sui marciapiedi sconnessi… una figura leggendaria. La nostra fu la sua ultima esposizione con lui presente, poco prima dell' omaggio che gli riservò il Whitney e della sua uscita di scena'' dice la direttrice Pepi Marchetti Franchi. ''E' una fortuna per noi aver inaugurato in un periodo così difficile - aggiunge -. In questi giorni le nostre gallerie di New York hanno dovuto chiudere perché è troppo rischioso. Continuare a tenere aperto questo canale per mostrare il lavoro degli artisti e avere il contatto con l' opera e con l' arte è di importanza fondamentale per la vita di tutti, a maggior ragione quando i musei sono chiusi''. (ANSA).
   

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