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Suicidio assistito: fratello, Fabio sollevato, poi arrabbiato

E' lucido, deve scegliere quello che ritiene sia meglio per lui

   "La prima reazione è stata di sollievo, poi si è arrabbiato" Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano (Pesaro Urbino), che ha chiesto di avere accesso al suicidio medicalmente assistito e che oggi si è visto recapitare il parere favorevole del Comitato Etico Regione Marche, sulla sussistenza dei requisiti previsto dalla sentenza della Corte Costruzione, la 'Cappato-DjFabo'. A raccontarne le reazioni all'ANSA è il fratello Andrea, che di Fabio è amministratore di sostegno e che abita a "100-150 metri" da lui. "Si è sentito sollevato perché il video appello lanciato ieri (in cui Fabio usa il puntatore ottico per comporre il testo, ndr) evidentemente ha smosso qualcosa, tanto che l'Asur gli ha fatto recapitare il parere. Poi si è arrabbiato, non solo per il ritardo (il documento risale all'8 aprile scorso, ndr), ma anche perché il parere è incompleto": mancano l'indicazione del farmaco e le modalità di somministrazione. Della quotidianità con una persona che può usare solo gli occhi, Andrea racconta: "per me tutto è alleggerito dal fatto che Fabio è cosciente e perfettamente in grado di intendere e di volere, e quindi di discutere, arrabbiarsi, litigare, fare pace. Ci sono state le partite viste insieme in Tv, i film e le serie televisive...".
    Ma questa lucidità "non ha compensato Fabio di quello che aveva perso". Così "a prescindere da quello che provo io o i miei genitori, ci rendiamo conto che Fabio deve scegliere quello che ritiene sia meglio per lui". (ANSA).
   

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