Giù il sipario su Carbonia Film Festival, "scommessa vinta"

Il direttore artistico Giai Via, "in migliaia su sale virtuali"

Redazione ANSA Carbonia

"Chiude con un bilancio straordinariamente positivo il Carbonia Film Festival, siamo pienamente soddisfatti". Francesco Giai Via, direttore artistico della rassegna cinematografica organizzata da Centro Servizi Culturali Carbonia della Società Umanitaria e Cineteca Sarda, racconta all'ANSA di una scommessa vinta. "Migliaia di spettatori hanno affollato le sale virtuali per assistere alle prime visioni nazionali di lungometraggi e corti, ma anche alle conversazioni con i registi. Non era scontato - spiega - che si potesse realizzare la manifestazione e che si potesse raggiungere l'obiettivo. E c'è stata anche una forte risposta del pubblico in sala, a dimostrazione del forte legame del Carbonia Film Festival con la sua città".


Sei giornate per dare spazio al nuovo cinema d'autore da tutto il mondo sui temi del lavoro e della migrazione con prime visioni nazionali. Il sipario sulla 10/a edizione è calato ieri sera con la cerimonia di premiazione che ha visto trionfare "Europa, based on a true story" di Kivu Ruhorahoza come miglior film e "So what if the Goats die" di Sofia Alaoui miglior corto. Oltre a una serie di altri riconoscimenti e menzioni speciali.
La formula ibrida, in streaming e in presenza, nel pieno rispetto delle norme per il contenimento del contagio, ha funzionato.


Giai Via si sofferma sul vincitore: "Un film che parla di lavoro e migrazioni ma anche della possibilità da parte di un paese come il Ruanda e di un regista come Ruhorahoza, africano, di trovare un modo autonomo di realizzare i propri progetti, un proprio linguaggio, in qualche modo libero da influenze sia espressive che economiche dell' Europa e dell' Occidente". Un testo cinematografico molto forte e ricco di stimoli e riflessioni. "Un'opera - chiarisce il direttore artistico del festival - che rispecchia in pieno il nostro spirito di ricerca, innovazione, di costante tentativo di spingere più avanti le frontiere di ciò che si può fare attraverso il cinema, attraverso la riflessione sulla contemporaneità".

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