di Martino Iannone
ANSA MagazineaMag #137
Viaggio tra 4 realtà di Roma: il Belli, il Marconi, il Vittoria e il Porta Portese

Su il sipario: ma per chi? Il teatro entra in una 'fase' buia

Migliaia di attori, registi, tecnici e addetti, sono fermi e la ripresa che li attende non parte, a loro detta, con le giuste aspettative

Grandi, medi e piccoli, tutti soli e abbandonati. Il coronavirus miete tra le sue vittime Sua Maestà il teatro. Migliaia di attori, registi, tecnici e addetti a vari settori, sono fermi e la ripresa che li attende, fissata per il 15 giugno, non parte, a loro avviso, con le giuste aspettative. In questo magazine faremo un viaggio tra quattro realtà di Roma il Belli, il Marconi, il Vittoria e il Porta Portese. Ascolteremo le voci dei rispettivi direttori artistici. Felice Della Corte, Direttore Artistico del Marconi "Ci attende un disastro economico". Antonio Salines del Belli "Il nostro settore è stato sempre ignorato". Viviana Toniolo del Vittoria: "Ci vuole una visione d'insieme". Tonino Tosto del Porta Portese: "Riapriamo per non chiuderci". Infine, il presidente di Fed.It.Art, Gino Auriuso "Il futuro si chiama Teatro Possibile".  Il quadro che ne esce scoraggia i più ma la voglia di riemergere si avverte in tutta la sua forza.

( martino.iannone@ansa.it )

 

"Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita"

Eduardo De Filippo


Viviana Toniolo (Teatro Vittoria): "Ci vuole una visione d'insieme"

Teatro Vittoria

Viviana Toniolo sta vivendo giorni assai particolari: “Qualche giorno fa - scrive per questo Magazine - ho ricevuto questo messaggio da un amico: “Il teatro è in agonia... che fare?” Mi ha colta in un momento in cui ero abbattuta e spaventata per il futuro del Teatro Italiano. Riporto quello che ho risposto istintivamente: “Che fare... Arrabbiarsi? Lo siamo già tutti. Combattere? Insieme a chi? La nostra categoria è specializzata a non essere unita. Un'infinità di associazioni, gruppi e chi più ne ha ne metta; ci vuole una visione d'insieme: troppe sono le voci con tante istanze diverse, ognuno guarda al proprio orticello, mentre occorrerebbe una voce unica che raccolga ed esprima le istanze di tutti! Se non si è uniti non si vincono le battaglie. Sperare? Ormai manca la fede. Forse sperare in noi stessi, portare avanti la nostra professione con capacità, talento, generosità qualità necessarie per farci amare dal pubblico: solo il pubblico ci può salvare”. Cancellato l'abbattimento e lo spavento, ho rialzato la testa".

Poi Viviana guarda avanti: "Per il futuro del Teatro Vittoria e della Compagnia Attori e Tecnici - continua la direttrice artistica del Vittoria - , stiamo prevedendo una stagione con due percorsi possibili: il primo, ipotizzato prima della pandemia, con grandi produzioni e compagnie numerose, che, attualmente, con poco pubblico ammesso nelle sale e l'obbligo della distanza fra gli attori, sarebbe impossibile da percorrere; il secondo, compatibile con le regole e i criteri previsti per il teatri. Inoltre, abbiamo aperto le porte a dieci nuovi giovani soci meritevolissimi che, con il loro entusiasmo, collaboreranno con noi a nuovi progetti. Questo è quello che accadrà al Vittoria per iniziare una nuova era che sono certa ci darà la forza di vincere anche questa battaglia, augurandoci che in autunno ci siano le condizioni per ripartire senza che venga penalizzata l’economia dei teatri".


Il Vittoria, il Belli, il Marconi e il Porta Portese su Google maps

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Antonio Salines (Teatro Belli): "Il nostro settore è stato sempre ignorato"

Ingressi contingentati, sanificazione, riconoscimento giuridico. Il direttore artistico del Teatro Belli di Roma, Antonio Salines, offre un quadro desolante del futuro prossimo del settore. “Se c'è una cosa che il coronavirus ha messo drammaticamente in luce a noi teatranti, o per meglio dire, a tutto il settore dello spettacolo dal vivo - afferma Salines - è che improvvisamente ci siamo accorti di “non esistere”. In questi tre mesi abbiamo assistito impotenti a numerosi dibattiti e conseguenti provvedimenti legislativi nei quali il nostro settore è stato sempre ignorato o considerato marginale, e siamo così stati costretti ad accettare, nostro malgrado, di essere inseriti in normative relative ad altri settori, senza quindi poter contare su sostegni concreti e specifici per una categoria particolare come la nostra. E quando finalmente è arrivato il via libera alle riaperture dei teatri, ecco che ci siamo trovati davanti a una serie di norme pensate da qualcuno che evidentemente non aveva alcuna conoscenza di cosa fosse lo spettacolo dal vivo. Dire infatti che i teatri al chiuso potranno ospitare al massimo 200 persone significa non sapere, o non considerare, che in Italia ci sono sale teatrali che vanno da 50 a 1500 posti, e che un provvedimento del genere avrà un impatto completamente diverso a seconda della sala".

Salines poi entra nel dettaglio di alcuni provvedimenti: "Dire poi che gli attori dovranno esibirsi con le mascherine e mantenendo le distanze - sottolinea con forza - è affermazione che non merita nemmeno di essere commentata, tanto denota poca considerazione, o ignoranza totale, di cosa sia il teatro. Per non parlare delle sanificazioni, per le quali non esiste nemmeno un protocollo definito, tanto poco si conosce la struttura fisica dei teatri. Sanificazioni che oltretutto hanno costi insostenibili e che dovrebbero quindi poter contare su un sostegno economico pubblico, al momento non previsto. Alla fine i teatri saranno gli ultimi a riaprire perché nessuno sa come trattare l'argomento, per ignoranza, certo, ma anche, e soprattutto, per la mancanza di un quadro normativo di riferimento specifico. Ecco quindi che l'obiettivo che dobbiamo perseguire nei prossimi mesi, prima ancora della riapertura delle sale, dovrà essere l'ottenimento di un riconoscimento giuridico costruito proprio per il nostro settore, che possa collocarlo finalmente in un sistema normativo che abbia forza ed efficacia nella tutela di tutte le categorie che lo compongono. Se non saremo capaci di ottenere in tempi brevi questi strumenti legislativi in nostra difesa, temo che alla prossima crisi (pandemia o altra catastrofe economica) chiuderemo definitivamente”.


Il teatro è vita


Felice Della Corte (Teatro Marconi): "Ci attende un disastro economico"

"Ci attende un disastro economico". Non la manda a dire Felice Della Corte, direttore artistico del Teatro Marconi di Roma. "Il problema della riapertura dei teatri - spiega - è legato, soprattutto in una fase di programmazione, a quelle che sono le norme che regoleranno la riapertura dopo l'emergenza del coronavirus. È indubbio che le conseguenze di questo periodo di chiusura saranno notevoli e si trascineranno nel tempo. In ogni caso noi abbiamo il dovere di pianificare ipotesi di programmazione. Soprattutto perché potremo ripartire solo attraverso un periodo che ci vedrà comunque affrontare un disastro dal punto di vista economico, sia per i teatri che per le produzioni".

Della Corte entra poi nel merito delle prospettive: "Dirigo due teatri - dice - per i quali sarà necessario affrontare problematiche diverse. Il Teatro Marconi, in Viale Guglielmo Marconi, che dispone di uno spazio esterno nel quale, da ormai 4 anni, realizzo il Marconi teatro Festival. Si tratta di una manifestazione estiva che ogni sera vede avvicendarsi su due palchi (un interno e uno esterno) due spettacoli diversi. Se quest'anno le norme lo consentiranno procederemo allo stesso modo ma potremmo anche ipotizzare soltanto una stagione all'aperto. Gli artisti coinvolti sono pronti a fare spettacoli anche in situazioni diverse dalle usuali condizioni, supportati dalla voglia di essere parte attiva della ripresa. Paola Tiziana Cruciani, Pino Insegno, Roberto Ciufoli e tanti altri che ci hanno chiesto di andare in scena sono animati dallo stesso entusiasmo. Per il Teatro Nino Manfredi l'operazione ovviamente, non disponendo di uno spazio esterno, e improntata alla pianificazione della prossima stagione teatrale. A tal proposito, nei prossimi giorni, pubblicheremo una proposta di cartellone per gli abbonati e li inviteremo a prenotare un'eventuale abbonamento ma a confermarlo da settembre quando, speriamo, ci sarà maggiore chiarezza rispetto alle norme di prevenzione del contagio. Solo in quel momento saremo in grado di sapere come organizzare la sala e come distribuire i posti per godere degli spettacoli".

Infine, Della Corte parla del nuovo rapporto che si dovrà instaurare con gli spettatori."Credo sia importante - sottolinea - rimarcare questo aspetto perché solo questo ci consentirà di fare fronte alle inevitabili notevoli difficoltà che riguarderanno la ripresa. Dovremo prima aiutare gli spettatori a superare qualsiasi timore e noi rassicuriamo tutti perché, anche se molti non lo sanno, le sale teatrali sono i luoghi, dove si svolge attività con coinvolgimento del pubblico, più sicuri e controllati. Il nostro compito è spiegare a quelli che avranno voglia di frequentarci che questa sicurezza, nel momento in cui riapriremo, sarà la più assoluta è importante garanzia che noi mettiamo al servizio del pubblico. Oltre, ovviamente, alla garanzia di esaltanti e emozionanti momenti di spettacolo!”


Foto di scena, quando il palco era vita ed emozioni

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Tonino Tosto (Teatro Porta Portese): "Riapriamo per non chiuderci"

"Riaprire per non chiuderci". E' questo il senso dell'intervista rilasciata dal direttore artistico del Teatro Porta Portese di Roma Tonino Tosto, autore, regista e attore. “Il 15 giugno - afferma Tosto - i teatri possono riaprire ma una buona parte di questi non riavvieranno la loro attività in un periodo nel quale normalmente la stagione teatrale si è conclusa e si dovrebbe pensare già alla nuova programmazione. Per quei pochi teatri che, come il nostro, tenteranno di ripartire (sia al chiuso sia all’aperto) non sarà impresa facile. Le norme da rispettare (naturalmente) significano trasformare un evento di aggregazione gioiosa, di incontro e socializzazione in una corsa ad ostacoli che, piuttosto che riavvicinare i cittadini alla normalità, li intimorisce e li allontana. Noi del Teatro Porta Portese apriremo comunque per proseguire la nostra mission socio-culturale, il nostro lavoro di presidio culturale del territorio necessario per rigenerare il senso di appartenenza e comunità, di coesione, conoscenza, benessere, distensione e partecipazione sociale. Un teatro aperto, le sue luci, gli operatori che si muovono all’interno, il pubblico che lo frequenta, garantiscono al territorio in cui opera un punto importante di aggregazione, a volte l’attività principale in orari serali, garantendo a suo modo un presidio di ordine e sicurezza. Permette inoltre ad una serie di altre attività commerciali di restare aperte (bar, ristoranti…) creando un indotto per lo sviluppo del territorio".

"Dal 15 giugno, e per tutta l’estate - conclude il direttore artistico del Porta Portese - organizzeremo mostre fotografiche, presenteremo l’ultimo libro di Mario Quattrucci, ricorderemo nella piazzetta antistante il teatro a lui dedicata il grande poeta, scrittore Mario Lunetta; proporremo una serie di serate dedicate ai nostri grandi cantautori; ospiteremo giovani attori provenienti da scuole di teatro, grazie alla disponibilità di diversi artisti che ci hanno garantito la loro presenza per aiutare il nostro teatro a sopravvivere, rappresenteremo Monologhi e Serate a tre; infine prevediamo un omaggio alla Roma belliana e un breve percorso nella comicità romana.”


La bellezza dei costumi


Credit

Si ringrazia per l'amichevole collaborazione l'autrice Rossana Tosto