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Aur, crescono in Umbria le dimissioni volontarie dal lavoro

Mercato in ripresa ma più abbandoni che nel resto del Paese

(ANSA) - PERUGIA, 19 MAG - Crescono in Umbria le dimissioni dal lavoro, con un fenomeno soprattutto maschile, ed anche le persone scoraggiate e demotivate, soprattutto donne, che non cercano lavoro. La pandemia anche in Umbria ha lasciato il segno, con alcuni fenomeni "che devono essere letti con attenzione", come ha affermato la ricercatrice Aur Elisabetta Tondini durante l'illustrazione della nuova Relazione economica e sociale dell'Agenzia Umbria Ricerche.
    Mentre da un lato, come emerge dal rapporto, il lavoro è finalmente ripartito, con la ripresa del mercato "in Umbria più che altrove", il riadattamento delle persone a una nuova normalità "sembra essere un processo più lento e più complicato, oltreché più complesso, e gli sviluppi delle vicende geopolitiche dell'oggi non stanno certo agevolando questo cammino", ha spiegato Tondini.
    Il mercato del lavoro, già a partire dal secondo semestre 2020, si è riattivato, tornando a esprimere manifestazioni fisiologiche dopo i fenomeni apparentemente contrastanti occorsi durante il lockdown (crollo dell'occupazione ma anche diminuzione della disoccupazione). Il 2021 è stato per l'Umbria un anno di crescita degli occupati che a fine anno hanno toccato quota 356.600.
    Nel 2021 le dimissioni dal lavoro in Umbria - quasi un terzo delle cessazioni totali - sono aumentate rispetto al 2019 del 20% (12% in Italia).
    Isolando i soli tempi indeterminati, nel 2021 le dimissioni hanno finito per costituire il 73% delle cessazioni (il 69% in Italia), con una crescita rispetto al 2019 pari al 18% (12% in Italia).
    Un fenomeno che, secondo la ricercatrice Aur, "sottende altro come la ricerca di condizioni economiche più favorevoli, ed in Umbria uno dei motivi principali sembra questo vedendo anche il livello basso di retribuzioni del mercato del lavoro, di 10 punti al di sotto della media nazionale". Continuano poi a calare in Umbria le persone in cerca di lavoro: si tratta di persone che hanno interrotto la ricerca attiva o momentaneamente impossibilitate a lavorare. Crescono tuttavia le difficoltà dei laureati: la percentuale di disoccupati con titolo di studio terziario nel 2021 ha superato il 21%, il dato più elevato tra tutte le regioni. (ANSA).
   

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