Moto Guzzi V7, cambia tutto ma non il fascino dell'Aquila

Crescono cilindrata, CV e comfort. Agilità e spirito 100% Guzzi

Carlo Mandelli MILANO

Cambia tanto, quasi tutto, ma non il nome storico per Moto Guzzi V7. Per la versione completamente rinnovata del modello simbolo della casa di Mandello del Lario, il cambio di marcia riguarda praticamente tutta la moto, mentre sono in sostanza solamente due le conferme percepibili ad occhio nudo: il serbatoio, caposaldo nello stile dell'intramontabile V7, e, appunto, il nome V7. Il resto, dal telaio al motore, passando per le ruote e l'elettronica, è stato modificato e aggiornato, in linea anche con la concorrenza. C'è però un 'trucco': ingegneri e designer di Guzzi sono stati così bravi che i cambiamenti non hanno tolto una virgola alla riconoscibilità tra mille esemplari della V7. Due sono le versioni disponibili, ovvero la Stone, che ANSA Motori ha provato nell'allestimento Centenario dedicato ai 100 anni di storia di Moto Guzzi, e la Special con tutto un gusto più retrò.


    Il nuovo progetto V7 ruota attorno all'aumento di cilindrata rispetto alle versioni precedenti e al nuovo motore strettamente derivato dall'unità utilizzata dalla Moto Guzzi V85 TT. Sotto la sella batte quindi un bicilindrico a V trasversale di 90° raffreddato ad aria, di 853 cc e che rende percepibile già nei primi metri percorsi su strada il salto rispetto al passato: la potenza massima passa da 52 a 65 CV. Per bilanciare l'aumento delle prestazioni, sulla linea di produzione di Mandello del Lario si è intervenuti anche sul telaio, ora più rigido, e sul forcellone, che ha ora dimensioni maggiorate. Tradotto: guidabilità e agilità sono rimaste quelle tipiche delle V7, ma con una maggiore stabilità e un maggiore divertimento percepito in sella. Alla missione raggiunta, contribuisce non poco anche la nuova ruota posteriore di sezione maggiorata a 150/70, contro 'ristretta' rispetto alla precedente da 130/80. Sulla Stone, anche in versione Centenario, la strumentazione è stata resa completamente digitale (con tecnologia Lcd) e permette di visualizzare le informazioni essenziali.


    Nuova è anche la coppia di ammortizzatori Kayaba, insieme ai fianchetti e al parafango posteriore. In particolare, i nuovi ammortizzatori, sono andati a risolvere una volta per tutte uno dei 'problemi' delle precedenti versioni, identificati nella scarsa estensione e nella bassa capacità di assorbimento. In sostanza, le buche si sentivano e con un passeggero a bordo la moto ne risentiva parecchio. Oggi, invece, è tutta un'altra musica e tutto un altro viaggiare. Il telaio è stato evoluto con l'aggiunta di elementi in acciaio nella zona del cannotto di sterzo e ci sono una nuova sella su due livelli e inediti supporti per le pedane del pilota. La nuova V7 integra anche il controllo della trazione regolabile ed è disponibile in versione depotenziata per Patente A2. Dedicato alla storia della casa motociclistica anche l'illuminazione full LED, con il proiettore anteriore con luce diurna DRL che delinea la sagoma dell'Aquila Moto Guzzi.


    A bicilindrico lanciato sulla strada, le vibrazioni si sentono ancora e forse ne avremmo sentito la mancanza perché infondo sono una delle caratteristiche imprescindibili del DNA della V7. Il comfort, tuttavia, è notevolmente migliorato sulla nuova 'otto e mezzo' ed è più che soddisfacente anche sulle medie-lunghe distanze.
    La sella è morbida e accogliente e le pedane sono posizionate in modo da non stancare le gambe ed evitare il contatto con i cilindri. Il controllo della trazione è l'unico sistema presente dal punto di vista elettronico e può essere regolabile e disattivabile. Ottima anche la frenata, morbida. Altra importante miglioria rispetto alla 'sette e mezzo' del passato è il cambio: non più cambiate lente e macchinose, che lasciano spazio a innesti piuttosto precisi e morbidi. Del ride by wire, insomma, non se ne sente la mancanza. In sintesi, la V7 è una modo nuova che conserva però tutto il fascino di un modello iconico. 

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