>>>ANSA/Test del sangue previene rigetto cuore trapiantato

Studio Città Salute Torino scopre metodo veloce e meno invasivo

Redazione ANSA TORINO

(ANSA) - TORINO, 26 GIU - L'analisi del Dna del donatore, che circola libero nel sangue del ricevente, ha permesso di mettere a punto un nuovo metodo per riconoscere - e prevenire - il rigetto dei trapianti di cuore. Uno studio della Città della Salute di Torino, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Journal of Heart and Lung Transplantation, ha infatti stabilito che la biopsia endomiocardica, un esame invasivo, complesso e non esente da rischi, non è più necessaria e può essere sostituita da un semplice prelievo del sangue. Un passo avanti importante per i trapiantati di cuore, se si pensa che uno su tre rischia di avere un episodio di rigetto durante il primo anno.
    Frutto della collaborazione di tre strutture dell'ospedale Molinette di Torino - il Centro Trapianti di cuore diretto dal professor Mauro Rinaldi, il Servizio di Anatomia patologica diretto dal professor Mauro Papotti e il Servizio di Immunogenetica diretto dal professor Antonio Amoroso - lo studio è stato eseguito su circa trenta riceventi di trapianto di cuore.
    "Il dna non si trova soltanto dentro le cellule, ma può essere presente in piccoli frammenti anche nel sangue - spiega Silvia Deaglio, genetista dell'Università di Torino e medico del Servizio di Immunogenetica e Biologia dei Trapianti dell'ospedale Molinette -. Abbiamo applicato le tecnologie di analisi del dna libero circolante alla medicina dei trapianti, dimostrando che l'aumento del dna derivato dall'organo trapiantato nel sangue del ricevente è un biomarcatore specifico di rigetto. Il suo aumento è infatti correlato al danno delle cellule del trapianto, causato dalla risposta immunitaria del rigetto".
    In questo modo un prelievo di sangue può dunque "riconoscere in maniera veloce ed affidabile la presenza del rigetto e avviare precocemente le terapie per combatterlo", aggiunge Massimo Boffini, cardiochirurgo delle Molinette, ogni anno il primo ospedale per numero di trapianti. "Questo studio è stato frutto del lavoro congiunto di molti ricercatori - osserva Monica Sorbini, primo autore dello studio e dottoranda presso il Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Torino -. "Un lavoro emozionante e gratificante, che ha permesso a chi lavora in laboratorio di fare avanzare le conoscenze a favore di questi pazienti che trovano nel trapianto un'altra vita grazie al dono di un organo".
    Con questa scoperta, la Città della Salute di Torino si conferma "non solo riferimento delle attività cliniche collegate alla medicina dei trapianti - conclude il professor Antonio Amoroso - ma anche delle attività di ricerca e di innovazione in questo settore. Tutto questo anche per offrire sempre cure migliori ed innovative ai nostri pazienti". (ANSA).
   

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